Una notizia importante, una conquista fondamentale per il benessere dei suoi ospiti: chiude definitivamente lo zoo di Gaza. All’interno della struttura, aperta nel 2007, soggiornavano ancora quindici poveri animali, ridotti allo stremo delle forze e delle energie. Lo spazio era stato pensato e creato da un privato, che voleva guadagnare e concedere un diversivo alle popolazioni di un territorio flagellato da una guerra perenne. Gli animali erano giunti attraverso i tunnel sotterranei, che i palestinesi utilizzano per introdurre alimenti e prodotti che eludono i controlli ufficiali. Ma il conflitto, le malattie, la mancanza di quantitativi di cibo e acqua sufficienti a sfamare i cento ospiti dello zoo, nel tempo ha inciso sul loro benessere. Anno dopo anno molti sono deceduti.

In loro soccorso è giunta l’associazione Four Paws che, grazie a una lunga trattativa con il proprietario e con le autorità locali, è riuscita a portare soccorso ai superstiti. Durante questi anni è intervenuta più volte per curare gli animali sopravvissuti ai bombardamenti e alla fame, utilizzando i momenti di stop del conflitto che insanguina da sempre i territori. Tanti gli esemplari rimasti in vita in condizioni deplorevoli, accanto ai corpi mummificati dei compagni deceduti per cause differenti. Ma ora finalmente è arrivatala svolta e i quindici esemplari sono stati finalmente trasferiti, mentre la struttura è stata chiusa per sempre.

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Gli ospiti – una tigre, una scimmia, cinque pellicani, un porcospino, due tartarughe, due emu, un daino e una poiana – hanno raggiunto il santuario in New Hope in Giordania, sempre gestito da Four Paws e dalla Fondazione Principessa Alia. La tigre – il cui nome è Laziz, che in arabo vuol dire dolce – invece è stata dirottata in Sudafrica in una struttura più consona alla sua stazza. Il nuovo ambiente e le nuove condizioni hanno già mostrato i primi timidi frutti: gli esemplari stanno godendo la situazione priva di stress e sofferenza. Ma le loro condizioni rimangono comunque gravi, ci vorrà del tempo prima che riescano a rielaborare il passato che ne ha ferito l’animo e il fisico.

5 ottobre 2016
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