Il conflitto tra Israele e Palestina ha avuto gravi e drammatiche ripercussioni sulla popolazione civile, con moltissime vittime anche molto giovani. Ma a subire il peso del fuoco incrociato non è solo la popolazione, anche gli animali e nel dettaglio gli ospiti dello zoo di Gaza. La struttura è parte integrante del parco ricreativo Al-Bisan della cittadina di Jabalya. Anche loro vittime innocenti delle armi finiscono per soccombere oppure per patire la fame, in una condizione di trauma perenne.

Le immagini strazianti della loro reclusione fra le macerie hanno fatto il giro del mondo, smuovendo le coscienze degli animalisti. Alcuni gruppi, come Four Paws International, si sono già mossi per fornire i primi aiuti sul posto. Stanno aspettando tutti i lasciapassare per trasportare gli animali fuori dalla zona del conflitto. I responsabili dello zoo si trovano impossibilitati ad agire, non possono spostare gli esemplari dalle gabbie perché quasi tutte le strutture sono distrutte. Quindi molti animali condividono lo spazio con altri simili morti, per inedia oppure a causa delle armi.

Mancano soldi e fondi, il cibo scarseggia, alcuni esemplari rischiano di morire di fame e a oggi si conta la perdita di circa 10 scimmie, un pavone, una gazzella, un leone e una volpe. A riportare le informazioni alla CNN è stato Abu Sameer, capo veterinario dello zoo. L’obiettivo delle organizzazioni animaliste coinvolte è quello di acquistare tutti i premessi necessari per trasportare gli animali fuori dalla zona del conflitto, passando attraverso la Giordania.

Il sacrificio delle vittime per questo eterno conflitto è molto alto, solo nell’ultimo periodo sono morte 2.130 persone e 11.000 è la cifra dei feriti. Accanto a questi dati si deve sommare il numero degli animali deceduti per errore, coinvolti ingiustamente nel fuoco incrociato come vittime innocenti di una guerra senza fine. Ora lo zoo appare come un cumulo di macerie intervallato da gabbie fatiscenti e strutture pericolanti, dove gli esemplari reclusi aspettano una soluzione nella speranza che la tregua persista.

9 settembre 2014
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