Zoo: 7 lezioni da imparare per rispettare gli animali

Lo zoo è una realtà molto presente nel mondo, ma non tutte le strutture seguono un percorso di conservazione e protezione delle specie in via di estinzione. Sono molti i centri che puntano principalmente al guadagno, sottovalutando l’impatto della reclusione su animali provenienti da una vita selvaggia. A differenza dei santuari e dei rifugi, con l’obiettivo di proteggere e salvare la fauna, gli zoo commerciali relegano gli esemplari in spazi dalle misure contenute, per un’esistenza limitante e non sempre adeguata alle loro necessità. Dove i controlli latitano, invece, esistono zoo collocati all’interno di centri commerciali: l’assenza di luce naturale agisce negativamente sulla psiche degli ospiti reclusi. Osservare un orso polare costretto in una gabbia di cemento sotto il sole cocente, oppure una tigre relegata in un angolo di una gabbia di ferro, non è educativo. Sette segnali mettono in evidenza quanto, oggi, varie tipologie di zoo siano superate.

Zoo e conservazione

Come anticipato, lo zoo non sempre è sinonimo di conservazione: in molte strutture, gli animali conducono un’esistenza non conforme alle loro esigenze. Nonostante l’obiettivo sia a volte il rilascio finale in natura, la realtà vede gli animali costretti a un’intera esistenza di reclusione, senza investimenti adeguati per migliorie e benessere. Al contempo esistono strutture qualificate che si battono per la salvaguardia delle specie a rischio, anche se questa tipologia non è diffusa quanto necessario. I loro programmi di conservazione hanno riportato in vita il bisonte europeo e l’ampliamento della popolazione dell’ibis eremita, ma anche il rinoceronte bianco settentrionale, di cui rimangono solo pochissimi esemplari. In loro soccorso è giunta la scienza con la fecondazione in vitro, per consentire un piccolo anche se esiguo ripopolamento.

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Detenzione clima

Gli esemplari costretti a vivere in zoo commerciali soggiornano in gabbie dagli spazi molto ristretti, spesso strappati a situazioni climatiche e ambientali differenti rispetto a quelle a cui sono obbligati. E così orsi polari, elefanti, tigri, leoni, giraffe e molti altri devono adeguarsi a una temperatura innaturale per il loro benessere, che si rivela fonte di stress e malessere.

Benessere e psiche

La cattività genera sofferenza e depressione, favorisce comportamenti di tipo ossessivo-compulsivo incidendo sulla psiche degli animali. Molti sono costretti alla solitudine, senza i benefici dati dall’interazione e socializzazione tra simili, importanti per la sopravvivenza in un ambiente così alienante. Gli esemplari appaiono confusi, frustrati, assenti e letargici, altre volte aggressivi e sofferenti, sviluppando atteggiamenti anomali come l’automutilazione e la coprofagia.

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Legami e affetti

Legami e affetti vengono colpiti duramente dalla vita in gabbia, lo zoo annulla le gerarchie e le interazioni tipiche del branco e del nucleo familiare. Molti vengono strappati ai rispettivi legami, tanti i cuccioli nati in cattività rifiutati dalle madri stressate e turbate dalla vita di reclusione. La cattività distorce le regole della vita in natura, impedendo alle nuove leve di apprendere le attività di base per sopravvivere da soli.

Reclusione e sofferenza

Come anticipato, la vita in gabbia porta alla sofferenza, all’alienazione, molte volte alla follia e alla morte precoce. Il tasso di decesso è elevato, in particolare tra gli elefanti, e in alcuni casi gli esemplari in eccesso vengono uccisi e dati in pasto agli altri predatori.

Osservare un animale recluso: conseguenze

Vivere in gabbia non è sempre una realtà educativa per chi osserva: tanti i casi di visitatori che hanno superato limiti e barriere imposte dalla struttura per avvicinare pericolosamente gli animali. Un fatto negativo sia le per le persone, con alcuni casi di morte, ma anche per gli esemplari, sottoposti a stress, violenze, ferite e anche alla soppressione.

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Educazione e soluzioni

L’unica via per cambiare prospettiva sullo zoo è quella di educare le nuove generazioni al rispetto degli esemplari all’interno del loro habitat naturale. Osservarli in una gabbia non rispecchia le loro reali condizioni di vie, non sempre aiuta a preservare le specie e non è educativo. La soluzione ottimale è quella di favorire riserve, santuari e strutture zoologiche impegnate in opere certificate di recupero, ripopolamento e conservazione, evitando invece quelle basate solamente sull’intrattenimento, compresi parchi marini e affini.

16 novembre 2017
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