Non sempre le calde serate d’estate sono il momento migliore per godersi il relax, magari vacanziero, dopo un lungo periodo di lavoro. A rovinare l’atmosfera, infatti, giungono degli insetti particolarmente fastidiosi: le zanzare e i pappataci. Nutrendosi di sangue, questi insetti sono soliti pungere frequentemente gli umani, creando arrossamenti, gonfiore e un incredibile prurito. Ma da dove deriva questo loro comportamento?

Si è già parlato in precedenti aggiornamenti dei metodi più indicati per ridurre la presenza di zanzare e di altri fastidiosi esseri, sia con l’installazione di zanzariere che con repellenti naturali, quindi con l’introduzione in giardino di varie specie predatorie. Di seguito, le caratteristiche generali di questi incontri estivi, nonché le motivazioni relative alle loro punture.

Zanzare e pappataci: affinità e differenze

Zanzare e pappataci sono due degli insetti più frequenti nelle stagioni calde e, almeno negli effetti procurati, si somigliano molto. Entrambi attratti dal sangue, infatti, provocano con le loro punture dei piccoli pomfi, spesso arrossati, altamente dolenti e pruriginosi. Entrambi fanno parte dell’ordine dei Ditteri, ovvero degli esseri dal doppio paio di ali, il primo per garantire il volo, l’altro per assicurarne il bilanciamento.

Le zanzare, il cui nome scientifico è quello di Culicidae, sono una famiglia di insetti che vede ben 3.540 specie differenti. Queste si caratterizzano per un corpo allungato, poggiato su sei zampe lunghe ed esili, dalle dimensioni ridotte: 3-9 millimetri. Le femmine, in particolare, sono dotate di un apparato boccale atto alla perforazione della pelle: grazie a questo lungo elemento, simile a una proboscide, le femmine riescono infatti a prelevare il sangue dalle loro prede. Per questo motivo, vengono identificate come specie ematofaghe, ovvero capaci di nutrirsi prevalentemente di sangue.

I pappataci, il cui nome scientifico è Phlebotomus papatasi, sono degli insetti sempre emotofagi, appartenenti all’ordine dei Ditteri. Di dimensioni mediamente più piccole rispetto alle zanzare, di circa 4 millimetri, presentano un corpo esile ma più compatto rispetto alle prime, nonché delle ali meno vistose. Il nome comune è certamente singolare e deriva dalla caratteristica primaria di questi insetti, nonché la qualità che li differenzia maggiormente dalle zanzare: date le piccole dimensioni, non producono alcun ronzio udibile dall’uomo quando in volo, per questo la loro denominazione deriva da “pappa”, ovvero l’atto di succhiare il sangue, e “taci”, l’assenza di avvisi sonori.

Fatta eccezione per ipersensibilità personali, in genere il morso dei due insetti non provoca altre conseguenze rispetto al prurito e all’arrossamento. Entrambi, a seconda della zona del mondo in cui si trova, possono però trasmettere malattie. La più famosa legata alla zanzara è la malaria, un problema determinato da alcune specie presenti e circoscritte in Africa e in alcune zone dell’Asia. I pappataci, invece, possono dar luogo a una breve sindrome simil-influenzale, a guarigione spontanea. Questi, però, sono particolarmente pericolosi per gli animali domestici, in particolare i cani, poiché possono essere veicoli per la trasmissione della Leishmaniosi Canina.

Perché pungono?

La puntura di zanzare e pappataci non è affatto un fenomeno casuale, bensì una necessità di questi insetti per garantire la loro sopravvivenza. Le femmine di entrambe le specie, infatti, hanno bisogno di alcune specifiche proteine presenti nel sangue, sia umano che animale, per completare il loro ciclo vitale e deporre delle uova fertili, in grado di giungere a piena maturazione. Questa, di conseguenza, è la motivazione principale al loro comportamento.

Prurito e gonfiore, però, non derivano dall’attività di estrazione del sangue in sé, bensì da altre sostanze che questi insetti iniettano dopo aver, in senso lato, terminato il loro banchetto. Sia pappataci che zanzare, infatti, iniettano la loro saliva, quest’ultima dalle proprietà anticoagulanti. Questo composto attiva il sistema immunitario che, per contenere eventuali aggressioni da agenti esterni, porta al rilascio di istamina, responsabile di gonfiore e prurito nella sua azione di contenzione.

Zanzare e pappataci possono essere attratti da vari fattori, primo dei quali pare essere l’anidride carbonica: studi recenti, infatti, svelano come questi insetti siano in grado di identificare le loro prede seguendo l’anidride carbonica emessa con il respiro.

16 luglio 2016
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