Navigare in internet, si sa, inquina. Ma gli amanti di Google e dei suoi servizi cloud-based possono gioire: secondo gli ultimi dati pubblicati dal colosso di Mountain View, ad esempio, guardare video musicali su YouTube produce emissioni nocive in quantità molto inferiori rispetto alla visione di un DVD.

In particolare, per inquinare quanto chi guarda un DVD, bisognerebbe restare collegati a YouTube per almeno tre giorni di seguito, ore notturne incluse. La stima è stata calcolata da David Jacobowitz e alla sua squadra “Green engineering and operations”, che hanno valutato anche l’impatto ambientale del servizio di posta elettronica Gmail.

I risultati evidenziano che i servizi “cloud-based” sono molto più efficienti (e quindi meno inquinanti) dei quelli “in-house”, dal momento che le piccole imprese non possono di solito avvalersi di server altrettanto efficienti di quello utilizzati da “giganti” come Google. Le emissioni generate dall’utilizzo di Gmail, ad esempio, sono fino a 80 volte inferiori rispetto a quelle dovute a un servizio di messaggistica elettronica che utilizza server interni.

I servizi cloud-based – spiegano infatti gli esperti di Mountan View – sono generalmente allocati in data center ad alta efficienza, che operano a un più alto tasso di utilizzazione del server e usano hardware e softaware costruiti appositamente per i servizi che forniscono.

Un account di posta Gmail, dunque, consuma in media 2,2 kWh all’anno, producendo 1,2 kg di CO2. Per alimentare un server interno installato per un’azienda con 50 dipendenti, invece, occorrono fino a 175 kWh all’anno, con una produzione di gas serra pari a 103 kg in dodici mesi.

Ancora più eclatanti i dati relativi all’impatto ambientale di Youtube. Guardare un video sul popolare sito consuma mediamente 0,0002 kWh di elettricità, una quantità di energia bruciata in appena 8 secondi dal corpo umano. Ben più significativo l’impatto ambientale legato alla visione di un DVD, che, considerando l’energia consumata per fabbricare il supporto e l’imballaggio, oltre ai costi ambientali legati al trasporto, corrisponde a tre giorni passati senza sosta su Youtube.

I dati diffusi da Google, però, non tengono conto del consumo di elettricità legato ai computer utilizzati dagli utenti, ma si limitano a prendere in considerazione solo il dispendio energetico dei server di Mountain View. L’intera operazione, dunque, finisce col ricordare il proverbiale avventore che chiede all’oste un giudizio sulla qualità del vino che egli stesso produce. L’unica soluzione davvero efficace per ridurre i consumi è sempre la stessa: spegnere il computer (o il lettore DVD) quando non è necessario.

9 settembre 2011
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