Lunedì scorso si è svolto un incontro bilaterale alla presenza del ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina e del Commissario UE alla Salute Vytenis Andriukatis, durante il quale è stato affrontato il tema dell’infestazione da Xylella fastidiosa che ha colpito molti ulivi del Salento. In quell’occasione è stato anticipato che sarebbe arrivata dall’UE una lettera di messa in mora per il nostro Paese, a causa della lentezza con cui si è messo all’opera dopo le decisioni stabilite in ambito europeo.

Un’altra infrazione era stata aperta nel dicembre del 2015, dopo la prima decisione, la 789/2015. C’erano stati paragonabili ritardi in termini di applicazione. Successivamente le metodologie da mettere in atto per la lotta a quello che viene comunemente definito come il “batterio killer” si erano leggermente ammorbidite con la decisione 764/2015.

In realtà la Regione si era mossa e aveva predisposto un piano d’intervento che era stato affidato al comandante della Guardia Forestale Regionale, Giuseppe Silletti. Le sue decisioni erano state però immediatamente contestate da olivicoltori e ambientalisti.

Erano quindi intervenuti il TAR e poi la Procura di Lecce, che aveva infine sequestrato tutte le aree che erano incluse nel piano di Silletti. Ora, come reazione alla mossa attuata dall’UE, il procuratore della Repubblica di Lecce, Cataldo Motta, ha affermato:

Alla luce di questa procedura di infrazione, per evitare equivoci, vedremo se non sia opportuno revocare il nostro provvedimento di sequestro.

Aggiungendo che alla Commissione vanno resi noti anche i buoni risultati ottenuti nel frattempo, in molte aree, grazie alle “buone pratiche” messe in atto per recuperare la situazione di molti uliveti colpiti da “sindrome del disseccamento rapido”. Motta ha spiegato:

Abbiamo l’impressione che sia già cambiata la situazione perché abbiamo fatto verifiche sul campo e visto che alcuni uliveti si sono ripresi perfettamente grazie alle buone prassi della potatura, della pulizia a terra in corrispondenza della chioma dell’albero. Nulla di più di questo.

Sembra quindi che una speranza per questi uliveti ci sia, starà alla Commissione UE recepirla. In ogni caso la Corte di Giustizia, a suo tempo, aveva ammesso la possibilità che fossero comunicati eventuali cambiamenti nelle condizioni degli uliveti, che avrebbero potuto comportare anche possibili modifiche alle direttive europee già decise.

Ora l’Italia ha 60 giorni di tempo per rispondere alla lettera, tempo durante il quale molte cose potrebbero cambiare. Se non lo farà però, l’UE passerà alla misura successiva, ovvero l’invio di un parere motivato sulla questione.

25 luglio 2016
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