L’infestazione da Xylella fastidiosa in Puglia è ancora un’emergenza. L’UE ha da poco dichiarato legittimo l’abbattimento di piante malate, ma anche di quelle sane nel raggio di 100 m. La risposta alla malattia e alle decisioni dell’Europa non può essere però solo l’abbattimento e il pesante uso della chimica. La pensano così le associazioni Federbio, AIAB (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica), WWF e Legambiente.

Per questo in una nota si ricollegano alle recenti dichiarazioni del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, lanciando un appello affinché si scelga la sperimentazione nell’ambito dell’agroecologia, per risolvere un problema che da più parti è stato giudicato collegato non solo all’infestazione dell’insetto vettore della Xylella, la cosiddetta “sputacchina” (Philaenus spumarius L.), ma anche a condizioni errate di coltivazione, ad una situazione di degrado e all’uso troppo aggressivo di pesticidi. Emiliano, sulla questione, si era recentemente espresso in questi termini:

Faremo di tutto per proteggere il patrimonio paesaggistico della nostra Regione e per questo seguiremo e sosterremo la ricerca scientifica e in particolare i protocolli sperimentali più promettenti volti a garantire una maggiore resistenza delle piante di olivo alla batteriosi.

Nella fase iniziale invece è proprio ai pesticidi che si è fatto ricorso in maniera pesante per affrontare lo scoppio dell’emergenza. Questo però ha aumentato il rischio per la salute delle persone. Le 4 associazioni ritengono che possano esserci delle soluzioni alternative a quelle proposte finora: serve puntare su metodi biologici e biodinamici, in modo da garantire una maggiore tutela dell’ambiente e della biodiversità.

Nel lungo termine poi queste tecniche permettono di ripristinare gli equilibri naturali, in una coesistenza “pacifica” tra piante e territorio. Si tratta di equilibri che, in anni di intenso sfruttamento, in queste terre sono stati persi. È possibile e auspicabile incentivare azioni e tecniche agronomiche preventive e curative che cerchino di eliminare l’uso di qualsiasi sostanza fungicida o insetticida.

Nei casi più critici o per le piante di particolare valore si potrebbe per esempio provvedere al loro isolamento e all’utilizzo di reti anti-insetto, permettendo poi che la situazione sia monitorata per capire se può essere un’alternativa all’abbattimento.

Federbio, WWF e Legambiente ricordano le proposte di gestione che hanno portato davanti alla Regione Puglia, al Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali e all’EFSA, senza però ricevere risposta. Serve riaprire un confronto, sulla base anche dell’appoggio di molti comitati di agricoltori e cittadini del Salento, per far arrivare il concetto che una soluzione diversa è possibile.

17 giugno 2016
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