La raccolta firme iniziata nel Salento per chiedere all’Europa un intervento contro la diffusione della Xylella fastidiosa, compatibile con la conservazione del formidabile patrimonio naturale costituito dagli ulivi centenari di questo territorio, non è servita.

La Commissione UE alla fine del Consiglio agricoltura ha manifestato la profonda preoccupazione nei confronti del pericolo di ulteriore diffusione della malattia e il Commissario alla salute Vytenis Andriukaitis ha parlato di:

Misure decisive che devono essere prese con urgenza immediata.

Il riferimento è alla necessità di abbattere tutte le piante infette affinché non peggiori la situazione. Tanto più che il patogeno colpisce preferenzialmente viti e agrumiLecce per visitare le aree colpite dalla malattia e manifestare l’interesse e l’impegno dell’Unione Europea nell’affrontare il problema.

È di pochi giorni fa l’allarme dato da Coldiretti circa la possibilità che la Pasqua 2015 sia una Pasqua senza ulivo e questo proprio per impedire una diffusione del batterio killer, mentre proseguono anche le indagini volte a comprendere come sia potuto diffondersi in questa Regione, questo patogeno prima sconosciuto.

Le indagini si sarebbero bloccate al workshop di studio su alcune malattie delle piante, tra cui proprio la Xylella fastidiosa, realizzato nel 2010 dall’Istituto Agronomico Mediterraneo (IAM) di Valenzano (Bari), che però gode dell’assoluta immunità rendendo impossibile ogni approfondimento. Da parte sua l’Istituto dichiara l’estraneità al fatto, mentre si fanno avanti ipotesi che ascriverebbero la malattia a una serie di cause, come riportano anche indagini della Commissione agricoltura:

Gli ulivi sono stati scarsamente potati nei secoli e sono cresciuti come veri e propri giganti, le olive per la maggior parte (ma non tutti gli ulivocoltori adottano questa tecnica) tutt’oggi vengono lasciate cadere e la raccolta si effettua da terra per “spazzolamento”.

Questo ha portato molti agricoltori a non lavorare più il terreno e ad utilizzare da alcuni decenni i disseccanti e gli erbicidi per avere il “terreno pulito” e poter spazzolare comodamente.

17 marzo 2015
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I vostri commenti
Luciano, mercoledì 18 marzo 2015 alle7:51 ha scritto: rispondi »

Essendo trascorso un quinquennio,dalla sua prima manifestazione,penso che nel frattempo le università di agraria italiane,a cominciare da quella di Bari,avranno studiato a sufficienza lo sviluppo della malattia, e trovato idonei trattamenti. Salvando così, un'economia importantissima italiana, e veri e propri monumenti naturali secolari. Spero tanto che: non sia più necessario abbattere totalmente le colture olivicole infestate,compresa quella del Salento.

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