Vi siete mai chiesti cosa ci sia “dietro” una tazzina di caffè? E quanto costano, in termini ambientali, le importazioni italiane di carta, cotone e olio di palma? Qualche risposta arriva dallo studio “Market Transformation – Sostenibilità e mercati delle risorse primarie”, realizzato da WWF e Sustainable Europe Research Institute (SERI) in vista del summit mondiale sullo sviluppo sostenibile Rio+20 in programma a giugno.

Le cifre parlano da sole: quasi 8 miliardi di metri cubi di acqua utilizzati, oltre 34 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti emesse in atmosfera, 8,5 milioni di ettari di terra sottratti all’agricoltura, più di 20 milioni di tonnellate di materiali biotici prelevati dagli ecosistemi, 38 milioni di tonnellate di sedimenti, rocce e minerali erosi.

Le importazioni di caffè, cotone, olio di palma e carta comportano ogni anno il prelievo dall’ambiente di mezza tonnellata di risorse naturali per ogni cittadino italiano. Un impatto molto forte, del quale, secondo il WWF, le imprese e gli altri protagonisti del mercato devono assumersi la responsabilità.

Anche perché il problema assume proporzioni ancora più importanti se considerato in un’ottica mondiale. Secondo il rapporto WWF-SERI, l’estrazione di risorse vergini a livello globale è aumentata dai 15 miliardi di tonnellate del 1980 a oltre 20 miliardi nel 2007. Un’attività che, denuncia l’associazione del Panda, minaccia almeno 35 aree prioritarie per la tutela della biodiversità, dal Mediterraneo al Bacino del Congo, dai Mari Antartici ai Mari dell’Artico fino alle Galapagos:

L’umanità ha superato i 7 miliardi di abitanti e ricava risorse naturali dalla terra per oltre 60 miliardi di tonnellate l’anno, un peso ecologico totalmente insostenibile per il futuro – commenta Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia – Più che mai in una situazione di crisi economico-finanziaria che dura ormai da anni, dobbiamo dare la massima centralità al capitale naturale, alla sua cura, al suo ripristino, perché senza di esso l’intera economia mondiale non ha futuro.

Per questo il WWF rivolge un appello alle imprese, chiedendo loro di impegnarsi a ridurre il proprio impatto sulle risorse naturali. Un obiettivo ambizioso, per il quale l’associazione ha individuato una serie di proposte, che vanno dall’adesione a standard di sostenibilità per l’approvvigionamento responsabile e sistemi di certificazione internazionalmente riconosciuti (come il Forest Stewardship Council-FSC).


Ma la sfida coinvolge anche i decisori politici, ai quali il WWF chiede, ad esempio, di abolire le tariffe sull’importazione di materie certificate, e i semplici cittadini, che dovrebbero abituarsi a compiere scelte di consumo sempre più consapevoli e sostenibili:

La Conferenza di Rio+20 sarà un momento molto importante – aggiunge Bologna – ed è fondamentale che istituzioni, consumatori e soprattutto imprese, dalle grandi multinazionali alle piccole e medie imprese dei nostri distretti industriali, si assumano la responsabilità di trasformare i mercati e condurli a modelli meno insostenibili, sviluppando una produzione di qualità anche sotto il profilo ambientale.

23 febbraio 2012
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I vostri commenti
Silvano Ghezzo, venerdì 24 febbraio 2012 alle2:33 ha scritto: rispondi »

errata corrige: sensazione e non senzazione.

Silvano Ghezzo, venerdì 24 febbraio 2012 alle2:30 ha scritto: rispondi »

Ho la senzazione che qualcuno voglia farci regredire a livelli di vita di cento anni fa. Non sarebbe invece il caso di provvedere noi stessi a diminuire progressivamente la popolazione mondiale per stare tutti sempre meglio, prima che guerre ed epidemie provvedano in modo crudele e cruento a fare un drastico taglio degli abitanti di questa ormai sofferente Terra? 

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