È una storia di violenza e maltrattamento, quella accaduta a Taranto e denunciata dal WWF. Protagonista è un’indifesa tartaruga che, dopo mesi di riabilitazione, è stata purtroppo rinvenuta senza vita, legata a un masso affinché il suo corpo rimanesse sul fondo del mare. Al momento non sono noti i responsabili di un simile gesto, sebbene l’organizzazione sia incline a sospettare un’azione di bracconaggio da parte dei pescatori di frodo.

La tartaruga, della specie Caretta caretta, era ben conosciuta dai volontari dell’Oasi del WWF di Policoro, in Puglia. Salvato a inizio 2017, poiché ritrovato ferito e con due ami in corpo, l’animale aveva seguito un percorso di riabilitazione prima del rilascio in mare aperto. Una vicenda di guarigione e caparbietà, nonché di affetto, tanto che la tartaruga era stata amichevolmente ribattezza Gaetana. Eppure, nonostante i successi e la liberazione in mare, per l’esemplare non vi è stata fortuna: lo scorso sabato, due volontari dell’associazione Arpec Puglia hanno rinvenuto il suo corpo ormai esanime, legato a un masso di tufo affinché rimanesse sul fondale.

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Secondo il WWF, la tartaruga potrebbe essere stata uccisa dopo essere finita in una rete da pesca, così come l’organizzazione ha spiegato in una nota:

La dinamica che ci pare più plausibile è che, da quanto ci hanno detto i veterinari dopo un primo esame, Gaetana sia stata colpita da un remo. Probabilmente uccisa perché ritrovata nelle reti dei pescatori, dato che spesso questi esemplari finiscono nelle nasse per mangiare il pesce. Forse a qualcuno non è andato giù che la tartaruga fosse lì e così l’hanno ammazzata con un colpo e poi legata a un sasso di tufo per nasconderla. È un atto barbaro che il WWF denuncia e per cui si batterà nel tentativo di scoprire i colpevoli. L’assurdo è che in quell’area non si può nemmeno pescare.

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Come già accennato, si sospetta che l’azione possa essere stata perpetrata da pescatori di frodo, considerato come l’animale sia stato rinvenuto in un’area del Mar Piccolo dove vige il divieto di pesca. Il WWF ha quindi deciso di allertare i carabinieri, la guardia costiera e l’ASL locale, inoltre il gruppo starebbe pensando di costituirsi parte civile, non appena i responsabili verranno identificati.

23 ottobre 2017
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