In Italia ogni 43 minuti si verifica un reato contro la fauna selvatica, tanto da pesare per il 22% sul totale dei crimini ambientali. Per questo motivo, l’associazione WWF ha intenzione di presentare un pacchetto legislativo contro i “Crimini di Natura”, affinché queste violazioni ricevano una giusta sanzione e non rimangano, come purtroppo spesso accade, impunite.

Al momento, reati come l’uccisione di un animale di una specie a rischio sono puniti con un’ammenda tra 1.032 a 6.197, quindi con una pena da tre mesi a un anno di carcere. Delle misure che non sarebbero sufficientemente deterrenti per arginare il fenomeno della violenza sugli animali selvatici, di cui serve urgentemente un intervento normativo.

Grazie alla sottoscrizione online di oltre 55.000 cittadini, il WWF mira all’introduzione nel codice penale del “delitto di uccisione di specie selvatica protetta”, una fattispecie di reato con cui si spera possano essere rafforzati i poteri del Corpo Forestale dello Stato. Il tutto rientra all’interno della campagna “Stop ai crimini di natura in Italia”, di cui l’associazione animalista e ambientalista si è fatta portavoce. Tra le proposte, la rimozione della semplice sanzione pecuniaria e un aumento delle pene detentive da 6 mesi a 3 anni, così da introdurre a livello giuridico un elemento più scoraggiante per gli aggressioni.

In Italia il fenomeno del bracconaggio e delle violenze sugli animali selvatici è purtroppo ancora vivo: in riferimento agli orsi, ad esempio, il WWF comunica come ben 13 esemplari siano stati inutilmente soppressi dal 2010 a oggi sugli Appennini. Una cifra tutt’altro che risicata, considerato come sullo Stivale vivano circa 110 esemplari in libertà, l’84% dei quali muore a causa dell’uomo. Non è però tutto, poiché il 31% delle specie vertebrate in Italia rischia l’estinzione, mentre la nazione rimane punto di incontro di traffici internazionali del valore di 23 miliardi di dollari.

Come già ricordato, la proposta “Crimini di Natura” mira a delle modifiche ad alcuni articoli del Codice Penale – il 544-bis, il 544-ter e il 733-bis – con l’obiettivo di innalzare fino a 6 anni la reclusione per l’uccisione di specie protette. Bisognerà ora attendere l’eventuale approvazione della proposta a livello istituzionale.

19 novembre 2014
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