Qual è il futuro del nucleare civile? Sappiamo che il governo italiano sta puntando su questa fonte energetica, come scelta strategica fondamentale per gli anni a venire; certo, però, non tutte le analisi sembrano concordare con questa idea.

Ad esempio, le ultime dichiarazioni del WWF provano a smentire tutte le previsioni “ottimistiche” dei pro-nuclearisti. Punto di partenza è la diagnosi fatta dal Worldwatch Institute nel dopo Fukushima, che non lascerebbe al nucleare nessuna speranza di sopravvivenza al medio-lungo termine.

Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del Wwf, ha quindi spiegato:

Secondo il Worldwatch Institute l’energia atomica ha iniziato la propria parabola discendente già dal 1980 e nel 1990 per la prima volta il numero di reattori arrestati ha superato il numero di avviamenti. Un trend confermato anche dai dati più recenti: all’aprile 2011 risultano in funzione nel mondo un totale di 437 reattori nucleari per 30 Paesi, 8 in meno rispetto al massimo storico di 444 reattori nel 2002. A partire da quest’anno, quindi quasi 10 anni prima dell’incidente della centrale Fukushima, i reattori avviati sono stati 25, mentre quelli spenti 32, compresi i 6 dell’impianto giapponese ed esclusi i 7 chiusi “provvisoriamente” in Germania dopo gli eventi del Giappone e che secondo il report è improbabile che saranno ripristinati.

A prescindere dall’analisi proposta, a colpire nel documento del Worldwatch Institute – le cui analisi meritano uno studio approfondito – è forse il piano energetico della Cina. Se da un lato, infatti, il governo cinese sta investendo più di tutti al mondo sulle energie “verdi”, sta anche costruendo ben 27 nuove centrali atomiche. Una diversificazione estrema degli approvvigionamenti, che mostra da sola il livello di aggressività globale che guida questa nuova superpotenza mondiale.

3 maggio 2011
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