I cambiamenti climatici influiscono anche sulla vita di piante e animali, modificando in modo determinante la biodiversità. È quanto spiega il WWF in un recente report, “Biodiversità e cambiamenti climatici”, elaborato in vista dell’imminente COP21 di Parigi. Dallo stambecco alla pernice bianca, passando per la stella alpina, tutte queste specie soffrono l’innalzamento delle temperature. E la stagione vegetativa anticipata complica la fase di svezzamento dei capretti, mentre altrove aumentano specie invasive, dalla zanzare portatrici di pericolose malattie, alla moria delle palme, passando per la proliferazione incontrollata delle meduse nel Mediterraneo.

Lo scenario che potrebbe tratteggiarsi è preoccupante. Diverse specie animali e altrettante piante si stanno spostando dai loro areali di distribuzione verso maggiori latitudini e altitudini, per sfuggire all’innalzamento delle temperature. Succede all’84% delle specie nelle zone aride, ma non in alta quota, dove la sopravvivenza diventa sempre più difficile. Colpa dello scioglimento dei ghiacciai in tutto il mondo, che mette a rischio la biodiversità montana, dove soggiornano 67 mammiferi terrestri, 35 acquatici e 21.000 tra piante e funghi. Fra queste il leopardo delle nevi in Tibet, il pinguino di Adelia in Antartide, l’orso polare artico, l’arvicola delle nevi, il krill, i trichechi. A cui si aggiunge anche la balena beluga, sempre più predate dalle orche, ora pronte a spingersi in acque un tempo troppo fredde. Così ha spiegato Isabella Pratesi, direttore del Programma di Conservazione di WWF Italia:

Il WWF sta seguendo gli orsi polari con i radio collari per studiarne comportamento e impostare su basi scientifiche le azioni di conservazione. Su 9 orsi polari, alcuni dei quali costretti a nuotare con i loro piccoli per grandi distanze, il 45% dei cuccioli che abbiamo seguito non ce l’ha fatta. Un dato drammatico e allarmante. È per loro, per tutti gli orsi polari che per colpa nostra non ce la faranno, che il WWF sta mettendo tutte le sue forse ed energie per fermare il cambiamento climatico, per arrestare la devastante fusione dei ghiacci polari e proteggere l’habitat dell’orso polare.

Nel frattempo, l’innalzamento delle temperature avvantaggia altre specie, pronte a colonizzare aree un tempo tutt’altro che adatte alla loro vita. Si parte con le zanzare, portatrici di malattie come la malaria, ma anche le meduse, sempre più frequenti nel Mediterraneo. E si prosegue con i coleotteri dannosi per le piante, come il Dendroctonus ponderosae dei pini statunitensi o il famoso punteruolo rosso Rhynchophorus ferrugineus, ma anche la vespa cinese Dryocosmus kuriphilus, la formica di fuoco olenopsis invicta e molti altri. Come già accennato, nemmeno i grandi oceani sono esenti: si rischia di perdere il 50% delle barriere coralline a causa del bleaching, lo “sbiancamento” dei coralli, ma anche a un aumento dell’anidride carbonica in acqua e la sua successiva acidificazione: un aumento del 26% dall’inizio dell’era industriale.

Un processo di trasformazione che potrebbe non solo colpire l’economia mondiale – il valore non di mercato degli ecosistemi planetari è di 125.000 miliardi di dollari – ma anche di compromettere cicli vitali antichi come le fioriture e le migrazioni. Ad esempio, gli uccelli migratori europei giungono in anticipo nei luoghi di riproduzione, ma anche gli erbivori dell’Africa occidentale faticano nei loro spostamenti. Così ha spiegato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia per WWF Italia:

Alla COP21 vogliamo dare voce anche alla biodiversità a rischio. Le attività umane, che utilizzano i combustibili fossili e “mangiano” il suolo e le foreste, stanno avendo un impatto senza precedenti sugli ecosistemi e sulle specie animali e vegetali, e rischiano di stravolgere il Pianeta come lo conosciamo. Pensare che la perdita di biodiversità non ci riguardi è assurdo, il nostro benessere dipende direttamente dal benessere della natura: per questo la COP21 non può permettersi di annacquare le decisioni e deve approvare un accordo realmente efficace nel limitare il riscaldamento globale, in altre parole deve decidere di tagliare drasticamente e rapidamente le emissioni di gas serra prodotte dalle attività umane.

11 novembre 2015
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WWF
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