Il wombat, o vombato in italiano, è un simpatico marsupiale parte integrante della famiglia dei Vombatidi: vive nelle foreste, nelle zone montane e nelle lande dell’Australia sud-orientale e della Tasmania. Il nome deriva dalla terminologia degli aborigeni Eora, di casa nell’area di Sydney, mentre la sua conformazione fisica è piuttosto tozza e di circa un metro di lunghezza. Possiede muscoli ben definiti ed evidenti, anche se l’aspetto generale è piuttosto buffo e adorabile, impreziosito da una pelliccia soffice e vaporosa. Il vombato ha una dentatura di tutto rispetto che impiega senza paura per scavare gallerie importanti, in tandem con artigli pronunciati. Zampe corte e tozze, coda piccina, muso pronunciato, orecchie minuscole e naso evidente, completano la fisionomia di questo marsupiale.

Vive quasi sempre di notte ma, per ragioni alimentari, a volte si spinge alla ricerca di cibo durante il giorno. Nonostante sia difficile intercettare il suo passaggio, viene sottolineato da feci dalla forma particolarmente cubica. Le femmine partoriscono un singolo cucciolo, dopo circa trenta giorni di gestazione, accogliendolo nel marsupio per circa sette mesi. Questa sacca è rivolta verso il retro, non verso l’alto come per i canguri, una strategia offerta da madre natura che impedisce al piccolo di ricevere la terra sul muso durante il lungo procedimento di scavo delle gallerie. Sono animali placidi ma, in caso di pericolo, possono attivarsi raggiungendo anche i quaranta chilometri orari.

Alimentazione e deiezioni

Il wombat è un marsupiale dalle preferenze alimentari vegetariane, infatti si nutre in particolare di graminacee, carici, erbe, corteccia e radici. Possiede una digestione molto lenta che dura anche due settimane, ma questo lo salva nei momenti di scarsità alimentare. Difende il territorio con coraggio e, se minacciato dai loro predatori, fugge nelle tane e gallerie che ha costruito. Il retro è protetto da pelle spessa e cartilagine che gli impedisce di ricevere morsi o rimanere ferito. È un animale riservato ma, se costretto alla cattività, riesce a socializzare con l’uomo mostrando un’intelligenza molto sviluppata.

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Quello che lo caratterizza è il tipo di deiezioni che produce, feci dalla forma cubica. Una condizione davvero singolare e buffa. Certo non per la conformazione dell’ano, ma una conseguenza diretta della lunga ed estenuante digestione a cui vengono sottoposti il suo stomaco e il suo intestino. La tempistica favorisce un’incredibile compressione del materiale da espellere, che nel mentre si solidifica e diventa maggiormente secco. Inoltre, nella prima parte dell’intestino dell’animale, sono presenti degli elementi a rilievo simili a creste orizzontali. Durante il passaggio gli scarti subiscono sia una compattazione che una definizione fisica, maggiormente squadrata che li trasforma in cubetti di feci molto duri. Con questo formato attraversano il resto del tratto intestinale raggiungendo l’ano, senza perdere la dimensione imposta. Le feci svolgono anche un ruolo comunicativo: il vombato non è molto abile con la vista e per questo utilizza l’odore delle stesse per inquadrare il territorio circostante. Le deiezioni gli permettono di individuare la presenza di un suo simile oppure di qualche predatore, ma anche se vi è la possibilità di conoscere qualche femmina.

17 ottobre 2016
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