Che gli alberi e le piante fossero utilizzati, oltre che nei modi più conosciuti e tradizionali, per combattere le

Poco tempo fa un gruppo di ricercatori del MIT, utilizzando elettrodi al platino, era infatti riuscito a rilevare una corrente elettrica che, seppur flebile, attraversava una pianta di fico.

Si è scoperto che questa corrente, che sarebbe presente in tutte le piante, è causata dalla differenza di pH presente tra la pianta e il suolo, che a sua volta genera una differenza di potenziale. È stato stimato che ogni albero può produrre una potenza che va dai 5 ai 300 nanowatts, e la quantità di corrente naturalmente cambia da pianta a pianta a seconda del pH caratteristico.

Nonostante a prima vista possa sembrare difficile uno sfruttamento pratico di questa piccolissima energia elettrica, un’azienda si è già attivata, la Voltree Power, con sede in Massachusetts, e sta progettando diversi dispositivi tecnologici con batterie ricaricate dagli alberi. Finora il loro primo prodotto in fase di collaudo è una sorta di centralina meteo, in grado di monitorare le condizioni di temperatura e umidità presenti in un’area boschiva, e che quindi permetterebbe di prevenire gli incendi molto più tempestivamente di quanto sia possibile ora.

I vantaggi del “convertitore di bioenergia” realizzato dall’azienda sono molteplici. Non solo si tratta di energia “pulita”, ma il funzionamento dei dispositivi di monitoraggio della Voltree non dipende dalle condizioni atmosferiche, i dispositivi hanno dimensioni ridotte, produrli non inquina e la loro durata dipende solo dalla durata di vita della pianta che li ospita.

14 gennaio 2009
I vostri commenti
daniele, venerdì 14 agosto 2009 alle10:13 ha scritto: rispondi »

Utilissimo anche perchè collabora con forme di vita,senza ucciderle. Magari si può accumulare piccole produzioni per impianti che sollecitano sorgenti o fitodepuratori.

Silvano, domenica 15 febbraio 2009 alle15:15 ha scritto: rispondi »

Io punto più sui MFC (Microbial Fuel Cells) gli elettrodi sono normali conduttori supportati da catalizzatori microbici o enzimi, sono alimentabili da normale biomassa o alcool e anche benzine.

Barbara, giovedì 5 febbraio 2009 alle16:36 ha scritto: rispondi »

Davvero interessante! Spesso, la natura stessa, ci offre varie opportunità energetiche completamente non inquinanti. E' un peccato che, solo oggi, si approfondiscano tali possibilità.

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