L’inchiesta americana che ha portato alla scoperta di un software per truccare i test sulle emissioni dei veicoli diesel della Volkswagen sta avendo pesanti ripercussioni anche in Europa. I timori per la perdita di posti di lavoro e il crollo in borsa del settore automotive europeo hanno spinto l’Unione Europea a chiedere a tutti gli Stati membri di avviare inchieste interne per accertare la violazione delle norme sulle emissioni di gas serra da parte dei colossi automobilistici.

Le autorità europee erano a conoscenza, come dichiarato dalla portavoce Lucia Caudet, dei software ingannevoli e avevano già preso gli opportuni provvedimenti nel 2007 vietandone l’uso con il regolamento Euro 6. L’UE aveva inoltre approvato nuovi test su strada a partire dal 2016 per verificare le effettive emissioni di gas serra dei veicoli ottenendo risultati più attendibili rispetto a quelli delle simulazioni in laboratorio.

Lucia Caudet ha poi ricordato che spetta alle autorità nazionali far rispettare le normative UE in materia di emissioni di gas serra delle auto. Stando a documenti ufficiali venuti in possesso del quotidiano britannico The Guardian, la Germania, la Francia e la Gran Bretagna avrebbero esercitato al contrario forti pressioni sulle autorità europee per l’utilizzo di test fallaci, che avrebbero permesso di superare del 14% le emissioni di gas serra rispetto a quanto dichiarato.

Greg Archer del thinktank Transport and Environment definisce ipocrita il comportamento dei tre Stati membri. Le stesse nazioni che ora dicono di volerci vedere chiaro avviando inchieste interne sulle emissioni delle auto truccate avrebbero esercitato pressioni sull’UE per il mantenimento di test obsoleti.

Le emissioni delle auto sono responsabili del 12% dei gas serra in Europa. Entro il 2021 tutti i veicoli dovranno rispettare il limite di 95 grammi di CO2 per km. I test supportati dalle lobby dei tre Paesi UE consentono di superare il limite, portandolo a 110 grammi di CO2 per km.

A pagare un prezzo alto per i test inattendibili non è solo l’ambiente: i consumatori spendono mediamente fino a 140 euro all’anno in più per il carburante, malgrado abbiano scelto di acquistare veicoli che si proclamano efficienti ed ecologici a fronte di un investimento iniziale maggiore.

L’Unione Europea ha deciso di sostituire i metodi utilizzati sinora per calcolare le emissioni delle auto con test più attendibili che dovranno essere avviati non più tardi del 2017. Nel frattempo la Volkswagen corre ai ripari per arginare il danno economico e d’immagine causato dallo scandalo sulle emissioni. Il CEO del gruppo Martin Winterkorn ieri ha rassegnato le sue dimissioni. In una nota ufficiale l’amministratore delegato del colosso tedesco ha spiegato che la compagnia ha bisogno di una svolta per riconquistare la fiducia del mercato:

Sono desolato per quello che è accaduto e soprattutto sono esterrefatto della circostanza che nell’azienda si potesse arrivare a errori di questa portata. Volkswagen è e resta la mia vita, ma ho deciso di liberare la strada per un nuovo inizio.

Stando alle prime indiscrezioni trapelate il successore di Martin Winterkorn potrebbe essere il capo della Porsche Matthias Mueller.

24 settembre 2015
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