Una news scioccante arriva dall’Inghilterra, più precisamente dalla versione online del Daily Mail: un gruppo di scienziati dell’Università di Cardiff avrebbe cucito gli occhi di alcuni gattini, per studiare come il cervello si comporta in caso di deprivazione sensoriale. Insorgono gli animalisti.

Lo studio, denunciato dalla British Union for the Abolition of Vivisection (BUAV), parla di alcuni felini a cui è stata negata la vista per capire come il cervello sopperisca al non funzionamento di un senso e, così, proporre nuove teorie per affrontare la cecità umana. Sarebbero 31 in totale i mici coinvolti nell’esperimento, 11 dei quali resi ciechi sin dalla nascita.

Perché si sono scelti proprio i gatti per questo particolare esperimento? A quanto emerso dalla stampa, pare che i felini domestici si siano dimostrati idonei perché, oltre alla disposizione frontale dello sguardo simile a quella umana, “imparano” a vedere pian piano con il tempo. Nascono a occhi chiusi e così rimangono per diversi giorni, mentre le loro capacità visive non raggiungono il picco prima dell’anno di vita.

Diffusa la notizia, le associazioni animaliste sono insorte: si tratterebbe di un esperimento estremamente crudele, inutile perché non studia eventuali cure alla cecità e inconcepibile perché pagato con denaro pubblico. Ma dall’Università di Cardiff rispondono per le rime, rigettando ogni accusa. Così si è espresso un portavoce:

«L’Università di Cardiff rifiuta completamente l’accusa che questo esperimento, che è stato completato nel 2010, sia crudele o non necessario. L’Università continuerà a utilizzare tecnologie alternative qualora esistenti e ricorrerà alla sperimentazione animale solo quando assolutamente necessaria. Nonostante un trattamento per gli umani sia ancora lontano, l’Università di Cardiff crede che questa ricerca aumenti e migliori le prospettive di chi soffre di serie condizioni di vista.»

I ricercatori sostengono che la procedura sia stata effettuata con la dovuta anestesia, ma è ovvio che la sofferenza di questi gatti si sia protratta ben più del singolo intervento chirurgico, considerato come la sperimentazione sia durata diversi mesi. E solleva le solite domande: è giusto ricorrere agli animali per la sperimentazione? E, ancora, si trattava davvero di un esperimento urgente?

25 luglio 2012
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