Vivere con il cane riduce il dolore cronico

Sono sempre più le persone che, a causa delle più svariate patologie, sono costrette a convivere con il dolore cronico. Una conseguenza stressante e debilitante, soprattutto quando non risponde pienamente alla somministrazione di speciali farmaci antidolorifici. Uno studio condotto dall’Università di Calgary, in Canada, ha però evidenziato un elemento importante per il trattamento del disturbo: a quanto pare, la presenza di un cane di compagnia aiuterebbe a provare meno dolore.

Lo studio, chiamato “Human-Animal Pain Interaction” (HAPI), è stato condotto su un campione rappresentativo di pazienti affetti da dolore cronico nella città di Alberta. Dalla ricerca, durata più di diciotto mesi, è emerso come la presenza di un cane addestrato possa migliorare sensibilmente la qualità di vita dei pazienti, migliorando la società, allontanando la depressione e innalzando in modo evidente la soglia di sensibilità al dolore.

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La vita di una persona affetta da dolore cronico è molto complessa, poiché le manifestazioni possono essere anche particolarmente violente e improvvise, nonché non rispondere efficacemente ai farmaci. Per questa ragione, non è raro che i pazienti riducano fortemente la loro vita sociale e cadano in depressione, tanto da richiedere specifico supporto. Eppure, fra gli intervistati anche proprietari di un cane, è emerso come i sintomi sino nettamente minori e maggiormente gestibili.

Secondo i ricercatori, i cani innanzitutto agiscono sul fattore autostima: i pazienti spesso si trovano a vivere da soli e le attività quotidiane possono risultare un limite, anche per la paura del giudizio degli altri. Il quadrupede, invece, offre la forza di mettersi in gioco, nonché rappresenta un compagno fedele sempre al proprio fianco. Ancora, si ipotizza che la relazione con l’animale possa contribuire al rilascio di alcuni ormoni, tra cui la serotonina, noti per aumentare la sensibilità al dolore, rendendolo quindi maggiormente sopportabile.

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Considerando come molti pazienti affermino di ambire a una riduzione del numero di farmaci quotidiani assunto, anche per via di alcuni effetti collaterali, la presenza di un animale domestico può quindi rappresentare un valido aiuto. Per ulteriori conferme, tuttavia, servirà attendere ancora qualche tempo: l’Università di Calgary, con la collaborazione di quella di Alberta e di Lethbridge, stanno ora pianificando di estendere lo studio su un campione più ampio di persone.

3 aprile 2018
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