La vitamina B17, ossia l’amigdalina, è una molecola che appartiene alla famiglia dei glicosidi cianogenetici, cioè in grado di dare origine ad acido cianidrico. Questa sostanza è stata scoperta poco meno di due secoli fa. Si tratta, in genere, di una molecola poco reattiva, ma è interessante sapere che l’enzima beta-glucosidasi è in grado di decomporre tale molecola per dare origine a due di glucosio, benzaldeide e acido cianidrico.

L’amigdalina il secolo scorso assunse il nome di vitamina B17, sulla scorta di alcuni studi che la indicavano come un efficace antitumorale. Studi successivi hanno smentito questa ipotesi, tuttavia ancora oggi la nomenclatura rimane.

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Vediamo perché l’amigdalina è nota anche come vitamina B17, quali alimenti la contengono e quali sono le controindicazioni all’assunzione.

Amigdalina: perché si chiama vitamina B17

All’inizio del secolo scorso venne isolata una molecola, nota come laetrile, dai noccioli delle albicocche. Si tratta di un composto aromatico che, in pasticceria e nella preparazione di liquori, conferisce al prodotto un caratteristico gusto amarognolo. L’impiego deve essere contenuto in rigorosi limiti, perché da questa molecola, a seguito di una reazione di idrolisi, si forma acido cianidrico, notoriamente tossico se assunto in dosi elevate.

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Il laetrile è una molecola molto simile alla amigdalina: quest’ultima contiene semplicemente una molecola di glucosio in più. Proprio il laetrile sembrava avere una buona efficacia nel trattamento dei tumori dei topi di laboratorio. L’uso della molecola nel trattamento del cancro divenne oggetto di studi scientifici che ne smentirono la supposta efficacia, ma nel frattempo i sostenitori indicarono il laetrile come vitamina B17.

La potenziale attività anti-neoplastica venne studiata per alcune decine d’anni, tuttavia non è mai stata dimostrata. Tutti gli studi hanno sottolineato l’inefficacia terapeutica e evidenziato, invece, come molti pazienti sviluppavano i sintomi dell’intossicazione da cianuro.

Amigdalina e alimenti

La vitamina B17 è particolarmente concentrata nelle mandorle amare, ma è presente anche nei noccioli delle pesche, delle prugne, delle ciliegie e dei semi delle mele. Una porzione di mandole amare contiene circa 250 mg di amigdalina, i semi delle mele, i noccioli delle prugne e delle susine circa 75 mg in 100 g di alimento, mentre quelli delle pesche solo 20 mg ogni 100 g.

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La sostanza è letale in piccole dosi nei bambini, ma anche negli adulti se si eccede nell’ingestione di questi alimenti. Secondi alcune ricerche, già una decina di mandorle amare possono essere letali per un bambino piccolo. Sebbene in minore quantità, l’amigdalina è contenuta anche nei semi delle ciliegie.

Mandole amare

Le mandorle amare sono i semi del Prunus amygdalus. Dall’amigdalina si forma acido cianidrico a seguito dell’idrolisi da parte dell’enzima emulsina, presente già nelle mandorle amare stesse. Lo stesso avviene nel nostro intestino, grazie alle beta-glucosidasi prodotte dalla flora intestinale. Con moderazione, l’estratto di mandorle amare viene a tutt’oggi impiegato in dosi minime come aromatizzante.

Il loro aroma è indispensabile per la preparazione degli amaretti oltre che di diversi liquori e amari carminativi e digestivi. In piccole dosi si può impiegare anche la pasta di mandorle amare. L’uso è quasi esclusivamente limitato alla pasticceria artigianale professionale.

9 giugno 2017
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