Un nuovo virus potrebbe mettere a rischio gli allevamenti italiani. Il pericolo questa volta viene dal nord Europa e porta il nome della città tedesca in cui venne scoperto lo scorso agosto: Schmallenberg. Bovini, ovini e caprini malati sono stati scoperti nelle fattorie di Germania (21), Paesi Bassi (55) e Belgio (17). L’allarme per una possibile pandemia è stato diffuso dalla Commissione europea dopo che alcuni casi di infezione sono stati riscontrati anche nel Regno Unito.

Agli allevatori europei perché vigilino attentamente sulla salute dei propri animali è rivolto il particolare invito dell’NFU Scotland, associazione che rappresenta oltre 9.000 tra allevatori e agricoltori scozzesi,:

I casi registrati in Germania, Paesi Bassi e Belgio hanno mostrato che vi sono significative implicazioni per la salute di bovini, ovini e caprini, spesso riscontrabili nei capi nati già morti o che già nelle primissime settimane mostrano evidenti deformazioni. È assolutamente necessario che gli allevatori tengano sotto stretta osservazione i propri capi, così da poter notare tempestivamente qualche dettaglio inconsueto nei vitelli o agnelli del proprio bestiame ed avvertire di conseguenza il proprio veterinario, che valuterà eventuali ulteriori analisi specifiche.

Possibili indizi per identificare i capi sospetti possono essere inappetenza, febbre e diarrea, oltre alle sopracitate malformazioni nei nuovi nati, causate quest’ultime dall’appartenenza del virus al genere Orthobunyaviridae (con marcate caratteristiche teratogene).

L’Italia nel frattempo prepara la possibile risposta in caso di allarme, pur non registrando al momento alcun tipo di coinvolgimento nella diffusione del virus Schmallenberg. Allertato l’Istituto Zooprofilattico di Teramo, punto di riferimento italiano per lo studio delle malattie esotiche degli animali.


Virus non trasmissibile all’uomo, che ne sarebbe sostanzialmente al riparo. Ad affermarlo l’ECDC (Centro europeo di prevenzione e controllo delle malattie), che tuttavia attende ulteriori analisi specifiche per garantirne l’assoluta certezza. Getta acqua sul fuoco anche il ministro per l’Agricoltura Mario Catania, sia sul versante di un possibile coinvolgimento dell’Italia che della trasmissibilità all’uomo della patologia:

Per ora non abbiamo casi. Ma non mi sento di escludere che arrivi anche da noi, essendo noi un paese importatore. Ci sono dei controlli, in base agli esperti il virus non comporta ricadute sull’uomo.

| AGI

25 gennaio 2012
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