Comprensibile apprensione negli Stati Uniti, dove un virus pare sia responsabile della morte di alcuni cani. Si tratterebbe di una variante della famiglia dei Circovirus e avrebbe mietuto non più di quattro vittime, ma i veterinari e i biologi specializzati stanno lavorando senza sosta per comprendere se la patologia sia curabile e, soprattutto, contenibile.

Non vi è al momento motivo di allarmarsi, così come gli esperti dell’Ohio Department of Agriculture hanno ricordato alla stampa, ma la patologia improvvisa e a tratti misteriosa ha di certo colto di sorpresa medici e proprietari. I sintomi comprendono vomito, diarrea sanguinolenta, perdita di peso, letargia e avrebbero colpito diversi esemplari nello Stato dell’Ohio, dove il virus sarebbe confinato, la gran parte dei quali sopravvissuti all’infezione. Quattro di questi cani, però, non ce l’hanno fatta.

Analizzando campioni di sangue e di feci sia degli animali deceduti che dei cani guariti, si è scoperta l’esistenza di una tipologia di virus, il Circovirus canino, ma ancora non sarebbe nota la provenienza, la causa, né tantomeno la cura. I veterinari fanno sapere che, pur non esistendo un trattamento specifico, i farmaci di contenimento dei sintomi risultano efficaci se si interviene ai primi stadi dell’infezione. Inoltre, il virus in questione non sarebbe dannoso per gli umani.

Erica Hawkins, responsabile della comunicazione del dipartimento agricolo locale, così spiega dalle pagine del The Columbus Dispatch:

Ci sentiamo in dovere di assicurarci che i proprietari siano a conoscenza di ciò che sta accadendo. Le terapie di supporto possono essere molto efficaci se iniziate presto. Se si notassero alcuni dei sintomi, si contatti il veterinario. Non vogliamo, però, che le persone si preoccupino più del dovuto.

Il virus causerebbe vasculiti ed emorragie interne, ma non è dato ancora sapere se gli effetti derivino unicamente dal contagio con l’agente o se debbano esservi delle infezioni concomitanti, così come anche situazioni pregresse di salute del cane. Al momento, l’unica evidenza è che il virus sembra preferire gli esemplari dai 3 ai 4 anni sulle altre fasce d’età, ma anche in questo caso ulteriori studi saranno necessari. Nessun motivo di allarme, invece, per i cani al di fuori degli Stati Uniti: non si sono registrati casi in altre parti del mondo, Italia compresa.

10 settembre 2013
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