Vino vegano: come sceglierlo

Per chi si approcci alla dieta vegana per la prima volta, può essere una scoperte stupefacente: il vino non è tutto cruelty free. Magari quando si beve del vino, ci si immagina semplicemente un processo di produzione che avviene completamente in campagna, estraendo il succo d’uva e sistemandolo nelle botti per l’invecchiamento, ma naturalmente, anche se tutti sanno benissimo che non è così, è questa l’immagine che i film e la televisione spesso rimandano. Innanzi tutto, bisogna specificare che un vino, per essere adatto a un’alimentazione vegan, non deve essere assolutamente testato su animali, come accade per alcuni marchi di alcolici, ma niente paura: in rete si possono trovare delle liste di marchi di vino vegano, se si è abbracciata questa filosofia.

In generale, come per ogni cosa che si immetterà nel proprio organismo, bisogna imparare a leggere le etichette con attenzione, non solo per questioni di salute personale e di problemi da prevenire: è lì che ci sarà scritto se nel vino che si andrà a bere ci sono delle sostanze che non sono affatto amiche dei quattrozampe, anche perché il vino vegan è certificato, per cui se riporta la dicitura di certificazione va bene, altrimenti è meglio desistere. Non solo, per riconoscere un vino coerente ad una dieta vegana ci si deve informare su delle caratteristiche di produzione, sugli ingredienti aggiuntivi che non rendono il prodotto cruelty free. L’ideale sarebbe andare direttamente alla fonte e quindi al produttore locale che così assicura un doppio vantaggio: vino vegan al 100% e tutti i benefici che comporta un vino a chilometro zero. Inoltre, in questo modo, si può anche sapere che perfino i concimi usati nella produzione siano stati di natura animale.

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Sostanze organiche di origine animale

I produttori hanno la scelta sulle sostanze organiche da aggiungere: se si è vegan, ci si deve indirizzare verso un vino che contenga sostanze di origine minerale. Le sostanze organiche di origine animale contenute nei vini da rifuggire sono per lo più gelatina, sangue bovino, albumina, caseina, caseinati, colla d’ossa, colla di pesce. Solitamente queste sostanze vengono utilizzate per la chiarificazione del vino, bianco o rosso, per cui bisogna orientarsi verso vini che si avvalgono di processi di produzione differenti, come per esempio la filtrazione. La filtrazione viene utilizzata obbligatoriamente per spumanti e champagne, ma al tempo stesso non è sempre detto che tali bevande siano vegan.

Non farsi ingannare dalle diciture bio

Non è detto che un vino biologico sia anche cruelty free. È sempre l’informazione a dover guidare l’utente verso una scelta quanto più consapevole e sicura per un’alimentazione vegan che sia realmente tale. Solitamente chi opta per il bio è per non ritrovarsi ad avere a che fare con sostanze chimiche, ma potrebbe essere probabile che in esso ci siano presenti ingredienti di natura animale.

Coloranti

Il vino rosso, in particolare, deve essere osservato da un buon occhio vegan e quindi se si è alle prime armi in questo mondo si deve prestare grande attenzione. Sull’etichetta, si potranno notare le aggiunte di coloranti – e questo vale soprattutto per i rossi, appunto – come l’E120, che è di natura animale.

21 aprile 2014
I vostri commenti
mattia toscani, venerdì 28 ottobre 2016 alle22:29 ha scritto: rispondi »

La domanda è assolutamente pertinente e rischia di mandare in crisi tutto il veganesimo. Se un vegano rifiuta un alimento, quale è il vino, perché prodotto in campo col letame, che è decisamente di origine animale, allora dovrebbe rifiutare anche un qualsiasi frutto o ortaggio o cereale o legume prodotti con metodo biologico o biodinamico che nel 95% dei casi utilizza letame nel ciclo di produzione. Diventerebbe molto difficile effettuare questo controllo. Nell'ecosistema, la materia prodotta all'interno lì rimane e si ricicla naturalmente come residuo organico e si mineralizza e diviene nutrimento per le piante. Nell'agroecosistema, c'è bisogno di restituire al suolo la sostanza organica che viene asportata col raccolto. Un buon letame maturo è uno dei migliori modi per restituire sostanza organica al terreno, sfruttando un meccanismo naturale del suolo, dei suoi microrganismi. Se un vegano a un ciclo naturale preferisce il concime chimico perché non è di origine animale, beh, allora non comprendo il significato di "cruelty free", perché la produzione e l'utilizzo di sostanze chimiche fanno male a tutto l'ecosistema, animali compresi. Naturalmente, tutte quelle sostanze che vengono spesso utilizzate in enologia, che siano o no di origine animale, sono delle schifezze, quindi da ripudiare per un modo di produzione e di consumo sostenibili. Il vino non ha bisogno di tante sostanze, ma di cure e di attenzioni. La chimica, meglio la biochimica è già tutta nell'acino dell'uva. E solo un'uva buona per mette di fare un vino veramente buono e sostenibile.

Massimo , mercoledì 13 gennaio 2016 alle9:10 ha scritto: rispondi »

...il vino rosso non ha bisogno di coloranti tanto meno dell' E120, a che serve? Gli antociani contenuti nella buccia sono sufficienti a donare colore al vino rosso... se su un etichetta di vino rosso compare la scritta tra gli ingredienti ...contiene E120 significa che non è vino! Poi una considerazione: meglio colorare, se proprio la vogliamo colorare, una bevanda con un parassita naturale raccolto sui ficus poi seccato al sole oppure colorarla con un prodotto di sintesi? Probabilmente il veganesimo è una cosa più grande di me e non ho ancora gli enzimi per comprenderlo. Saluti Massimo

Jacopo, domenica 26 aprile 2015 alle15:08 ha scritto: rispondi »

Ciao a tutti.. Nessuno sa qualche statistica su quanti Vegani consumano Vino?

giovanni, lunedì 13 aprile 2015 alle15:15 ha scritto: rispondi »

non ho capito la frase sulla concimazione: l'uso di concimi organici animali (letame x intenderci) è ammesso?

Luigi Fanizzi, venerdì 9 maggio 2014 alle20:15 ha scritto: rispondi »

Un buon vino rosso, metabolico, come il nero d'Avola (il più ricco in resveratrolo) è certamente vegano...

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