Villaggi del cancro, la Cina ammette inquinamento problema sanitario

Per la prima volta dal 2009, anno in cui è stato coniato ed è apparso sulla stampa il termine, la Cina ammette l’esistenza dei cosiddetti “villaggi del cancro“. Zone in cui le autorità cinesi costringono a vivere i malati di tumore, per sottrarli all’occhio del mondo e alle statistiche ufficiali.

L’ammissione non è affatto da poco, perché non è altro che la conferma del fatto che l’inquinamento è un serio problema sanitario in Cina. Inquinamento derivante da decine di attività energetiche e industriali che in Cina vengono portate avanti con standard ambientali infinitamente più bassi di quelli, già non eccelsi, in vigore nei paesi occidentali. In un documento da poco allegato al piano quinquennale 2011-2015 il Governo cinese ha ammesso:

Materie chimiche tossiche e nocive hanno provocato numerose situazioni di emergenza idrica e atmosferica e alcune zone contano anche dei “villaggi del cancro”

Nello stesso documento si ammette anche che le materie tossiche mettono a repentaglio la salute umana nel lungo periodo e il cancro è solo uno dei problemi. Che si tratti di un primo passo verso un’industria cinese più pulita? Difficile dirlo: una buona parte di essa non è altro che industria occidentale delocalizzata per abbattere i costi di produzione.

La stragrande maggioranza dell’elettronica a marchio occidentale, come dimostra il report annuale di Greenpeace, è prodotta in Cina utilizzando sostanze tossiche. Lo stesso si può dire per molti marchi dell’alta moda internazionale.

A ciò si aggiunga che la Cina è flagellata dallo smog, con almeno 9 mila morti accertate legate all’inquinamento atmosferico nelle città. Se il gigante orientale si accinge a dominare il ventunesimo secolo con la sua turbo economia, quindi, c’è il serio rischio che a governare il mondo nei prossimi decenni sia un re malato.

25 febbraio 2013
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