Vestiti per bambini: sostanze tossiche nelle pellicce, la denuncia LAV

Sostanze tossiche rinvenute da LAV nelle pellicce destinate a capi d’abbigliamento per bambini. La denuncia da parte dell’associazione animalista arriva dopo alcuni controlli realizzati in collaborazione con il laboratorio di analisi Buzzi di Prato, centro specializzato nel settore tessile e struttura ritenuta di primo piano. Al centro dell’analisi marchi famosi nella fascia bambino come Fix Design, Gucci, Brumbs, Miss Blumarine e Il Gufo, i cui prodotti sono stati testati senza che il centro d’analisi ne conoscesse l’azienda di provenienza.

L’analisi sulla presenza di sostanze tossiche negli abiti dei più piccoli ha riguardato 6 prodotti provenienti dalle 5 marche interessate. I risultati hanno destato secondo LAV seria preooccupazioni, con uno dei capi sottoposti ai controlli (marchio Brumbs) definito dal rapporto come non idoneo alla vendita a causa dei livelli di nonilfenolo etossilato superiori di oltre 2,5 volte lo standard REACH (Reg. 2006/1907/CE).

I risultati delle verifiche hanno evidenziato la presenza sui ritagli di pellice di residui nocivi della lavorazione quali nonilfenolo etossilato, formaldeide, PCP (pentaclorofenolo), TeBT (tetrabutil stagno), TeCP (tetraclorofenoli) tetracloro etilene, metalli pesanti come cromo III, alluminio e piombo, oltre a tracce di idrocarburi policiclici aromatici come pirene, naftalene, fenantrene e fluorantrene. LAV ha chiesto quindi al Ministero della Salute e alle aziende coinvolte:

  • Il ritiro preventivo, a scopo precauzionale, dei capi d’abbigliamento coinvolti nell’analisi e la promozione di appositi controlli;
  • La diramazione di un’allerta RAPEX (Rapid Exchange of Information System of the EU), per far sì che l’avvertimento del possibile pericolo per la salute arrivi agli altri Stati Membri dell’UE;
  • Vietare in via definitiva l’utilizzo di pellicce animali per il confezionamento dei capi.

Impegni che deve essere preso con urgenza e per il benessere umano e animale secondo quanto affermato da Simone Pavesi, responsabile LAV Campagna Pellicce:

Le aziende moda devono assumersi la responsabilità di non immettere sul mercato prodotti contaminati potenzialmente pericolosi ed eticamente riprovevoli come le pellicce animali. I consumatori invece, possono limitare l’esposizione a sostanze chimiche potenzialmente pericolose per se stessi e per i propri figli, astenendosi dall’indossare e dall’acquistare prodotti contenenti anche piccole parti in pelliccia animale.

La lavorazione delle pelli prevede il maggiore impiego di sostanze chimiche classificate come potenzialmente tossiche e cancerogene. L’uso di formaldeide, alchilfenoli etossilati, metalli pesanti ecc. comporta immissioni di inquinanti atmosferici, dispersione di sostanze che causano eutrofizzazione delle acque, enorme dispendio energetico oltre ad altre implicazioni negative per l’ambiente.

21 febbraio 2013
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LAV
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