Avere a disposizione l’ultimo modello di smartphone o comperare gli stivali in pelle più alla moda, può far bene al nostro ego, ma non fa sicuramente bene all’ambiente e l’impatto è anche maggiore di quello che pensiamo. È quello che si scopre sfogliando l’ultimo rapporto commissionato da Friends of the Earth agli esperti di dati ambientali della Trucost e intitolato “Mind your step”.

Al centro del rapporto l’impatto ambientale dei prodotti di consumo che fanno parte degli acquisti di ogni giorno, il cui peso in termini di risorse risulta decisamente superiore a quello che ci aspetteremmo. Si è cercato di risalire alla superficie totale di suolo e alle risorse idriche utilizzate per la produzione di 7 generici prodotti di tutti i giorni: una t-shirt in cotone, uno smartphone, una tazza di tè, una tazza di caffè, un pasto pronto a base di pollo al curry, un paio di stivali di pelle e una barretta di cioccolato.

Si è poi cercato di valutare l’impronta a livello di impresa e di intero settore per 3 di questi prodotti (t-shirt, barrette di cioccolato e smartphone) e per il settore dei giochi e giocattoli. In tal modo si è potuta capire l’entità della richiesta di risorse che la domanda di mercato genera. Alcuni esempi:

  • Per produrre uno smartphone sono necessari 18 mq di suolo e ben 13.000 litri di acqua;
  • Per un paio di stivali in pelle  50 mq di terreno (usato soprattutto per l’allevamento degli animali) e 14.500 litri di acqua, se è previsto un impianto di trattamento delle acque reflue, altrimenti (come accade spesso) si parla di 25.000 litri, che tengono conto anche dei corsi d’acqua che vengono inquinati;
  • Le dieci maggiori aziende di abbigliamento a livello mondiale utilizzano per capo, un’estensione di suolo pari a quasi quattro volte la superficie della città di Londra.

Un ruolo importante, per qualsiasi tipo di prodotti, sembrano avere gli imballaggi: pesano per il 20% in termini di uso di acqua e suolo nel settore del commercio al dettaglio, solo per l’abbigliamento; per gli smartphone il 55% delle risorse sarebbe dedicato alla produzione di scatola e imballaggi dei vari pezzi; per i giocattoli, in termini di uso del suolo, si arriva anche al 84%. Gli imballaggi di plastica vegetale o in cartoncino, usati come alternativa green, aumenterebbero ulteriormente l’impatto ambientale di questi beni.

Si aggiunge poi l’inquinamento, come quello provocato dai prodotti tecnologici che utilizzano, seppure in quantità limitate, metalli pesanti. Tutto questo in un momento storico in cui i cambiamenti climatici rendono questa risorsa ancora più preziosa vista la sua scarsità in aree sempre più vaste del globo.

Secondo Friends of the Earth le risorse di cui bisogna tener conto e che possono fare da riferimento per capire come le aziende agiscono nei confronti dell’ambiente sono 4: terra, acqua, carbonio e materiali. Sempre più realtà produttive sono attente a valutare la loro impronta di carbonio, ma per avere un’idea completa di tutto ciò che il prodotto che troviamo nei negozi porta con sé dovremmo valutare tutti questi aspetti.

Per questa analisi Trucost ha scaricato ogni responsabilità sugli effetti che questi dati possono avere in termini di mercato per le aziende citate, fermo restando che, degli eventuali cambiamenti nelle abitudini dei consumatori implicherebbero una maggiore consapevolezza e una direzione verso un’economia sostenibile.

Friends of the Earth e Trucost sperano che questo lavoro possa avere delle conseguenze anche a livello politico e produttivo, perché fornisce un quadro chiaro ed asaustivo di quelli che sono i punti “malati” delle filiere, i primi sui quali si può agire in favore di un miglioramento dei processi produttivi.

13 maggio 2015
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