Qualsiasi cosa acquistiamo ogni giorno ha un costo, stabilito da dinamiche commerciali. Spesso non pensiamo però a quale possa essere il costo in termini ambientali, cioè in termini di risorse ed energia utilizzata per la produzione di un determinato articolo. Questo vale anche per i vestiti che indossiamo ogni giorno.

In termini di acqua, fertilizzanti ed energia utilizzati, un rapporto dell’Agenzia danese per la protezione ambientale ha stabilito che una semplice t-shirt ha un costo pari a 2,95 euro, che si deve aggiungere naturalmente al prezzo segnato nel cartellino e che dà una misura non solo economica, ma ambientale.

L’indagine è stata presentata durante il forum “Global Green Growth” svoltosi a Copenaghen il 20 e 21 ottobre. In questa occasione il Ministro dell’Ambiente danese Kirsten Brosbøl, si è espresso con queste parole:

Tutto, dall’enorme quantità di pesticidi e acqua usati nei campi di cotone fino alle emissioni di CO2 per la produzione di cuoio e chiusure lampo, ha un impatto negativo sull’ambiente.

I dati sulle abitudini dei cittadini danesi non sono incoraggianti: 16 kg di vestiti consumati all’anno in media pro capite, con un costo totale di circa 406 milioni di euro per l’ambiente. Un prezzo davvero alto.

L’83% dell’abbigliamento viene importato da Cina, India e Turchia e sono quindi questi i Paesi sui quali ricade il maggior impatto ambientale. È una cosa che il governo danese non intende tollerare, infatti il ministro rivela che si sta lavorando su una strategia atta a ridurre tali sprechi, che si basa essenzialmente sulla sensibilizzazione. Ha infatti affermato che:

Tutti noi possiamo fare qualcosa per proteggere l’ambiente. Ad esempio, possiamo acquistare abbigliamento di qualità che dura più a lungo e dare i nostri vestiti ad altri, invece semplicemente di buttarli, quando ci hanno stancato.

Sarebbe interessante capire che entità abbia il fenomeno nel nostro Paese. Sicuramente gli sprechi, grazie alla crisi sono diminuiti, ma molto altro potrebbe fare la sensibilità al rispetto dell’ambiente, dei suoi equilibri e delle sue risorse.

La Camera di Commercio di Milano ha diffuso dati incoraggianti sul settore dell’usato che segnano trend in crescita del 3,1% all’anno, per il 2013 e per il primo trimestre del 2014, con un numero di famiglie che comprano nei mercatini, passato dal 26% al 38%. Questo indica non solo uno sbocco economico, ma è anche segnale di un cambiamento delle abitudini dei consumatori, che come si sa, molto se non tutto fanno nel trascinare l’economia verso meccanismi virtuosi.

23 ottobre 2014
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