Vestiti: come sceglierli per rispettare l’ambiente

Tra i vari tessuti presenti nella casa, i vestiti rappresentano di certo la quota più abbondante. Non capita di rado che gli armadi siano ricolmi di abiti ormai dimenticati o, addirittura, mai messi dopo l’acquisto: nella maggior parte dei casi questi vestiti finiscono nel dimenticatoio o, ancora, vengono gettati con un grande impatto sull’ambiente. Solo una piccola porzione degli abiti che finiscono in discarica, infatti, viene correttamente smaltita e riciclata. Ma quali regole seguire affinché la cura del proprio look possa rispettare l’ambiente, quali strategie impiegare per ridurre l’impatto del vestiario sull’inquinamento?

Sono molte le soluzioni che possono essere praticate per ridurre sensibilmente il proprio impatto ambientale, ad esempio scegliendo capi duraturi e capaci di superare le mode del momento o, ancora, lanciandosi nel riciclo. Di seguito, qualche consiglio.

Materiali ed etichette

Etichetta

Per gestire al meglio i propri abiti in un’ottica ambientale, è innanzitutto necessario puntare su proposte che siano durature e resistenti, capaci di passare indenni numerosi lavaggi e di poter essere riutilizzate nel tempo senza intoppi. A questo scopo, il primo passo è quello di scegliere con attenzione i materiali, leggendo a fondo le etichette.

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Si prediligano fibre di origine naturale – come il cotone o il lino – poiché normalmente garantiscono una durata maggiore rispetto a quelle sintetiche, tra l’altro rimanendo perfette anche dopo numerosi lavaggi. Controllare le etichette in questo caso è fondamentale: non capita di rado, infatti, che gli abiti in cotone presentino una certa percentuale sintetica. I capi al 100% realizzati con fibre naturali possono costare di più, un fatto tuttavia ben compensato dalla loro longevità.

Naturalmente, non tutte le fibre sintetiche sono da demonizzare: molte alternative, soprattutto quelle tecniche per lo sport, provengono infatti dal riciclo di materiali plastici. Il pile, giusto per citarne il più famoso, è un efficiente esempio di riutilizzo. Di conseguenza, utile è informarsi dal produttore rispetto alla creazione e al recupero di questi materiali.

Mode e qualità

Cuciture

Il fattore che più contribuisce sull’accumulo di abiti, pronti a finire poi in discarica, è la velocità con cui le mode si susseguono: un vestito comprato per la prossima stagione estiva, infatti, potrebbe non essere più in voga l’anno successivo. Per ridurre il proprio impatto ambientale, senza però rinunciare al piacere della moda, ideale è scegliere tagli e colori neutri, che possano facilmente essere abbinati nel tempo o, ancora, riciclati per i più svariati outfit.

Bisogna inoltre prestare un occhio di riguardo alla qualità: per quanto le proposte low cost siano allettanti dal punto di vista economico, raramente rappresentano un vantaggio, poiché la loro durata è molto limitata nel tempo. Non capita di rado di comprare maglie che perdono la loro forma dopo pochissimi lavaggi o, ancora, capaci di sbiadire al primo raggio di sole. Innanzitutto, al tatto gli abiti devono risultare morbidi e resistenti, mediamente elastici e privi di anomale ruvidità. Ancora, indicato è vagliare la precisione delle cuciture: devono risultare salde e omogenee, con punti ravvicinati e simmetrici, per evitare possano cedere dei mesi. Per quanto riguarda le tinte, dall’etichetta si controlli l’impiego di coloranti naturali anziché chimici, fattore questo molto importante in termini di inquinamento in fase di produzione.

Locale e riciclo

Riciclo tessuto

Quando ci si lancia nello shopping di abiti, è sempre consigliato preferire marchi locali, la cui produzione è certificata in Italia. Questo per abbattere sensibilmente i costi ambientali dovuti al trasporto: molte delle proposte delle più svariate catene vengono confezionate all’estero, ciò implica una maggiore emissione di sostanze inquinanti dovute alla distribuzione nei vari negozi della Penisola. Ancora, si suggerisce di puntare anche sull’usato: sono tantissimi i mercatini, soprattutto nelle grandi città, che permettono di scovare capi preziosi e senza tempo.

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Per quanto riguarda i vestiti che ormai non si indossano più, la risposta più sensata al problema del rispetto ambientale è quella di abbracciare il riciclo. Anziché gettare gli abiti, è possibile consegnarli a numerose associazioni sul territorio che si occupano di recupero, sia per ricavarne nuovi materiali che per donarli alle persone più bisognose. Se i capi non fossero più recuperabili per l’abbigliamento, poiché deformati o strappati, sono moltissime le possibilità di riciclo all’interno della casa: possono diventare panni per le pulizie, coperte per la cuccia degli animali domestici, presine per la cucina e molto altro ancora.

Naturalmente, per gli amanti del fai da te, l’autoproduzione è un’idea perfetta in termini ambientali: che si tratti di taglio e cucito, o di opere ai ferri, creare da soli aiuta la natura.

22 aprile 2018
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