Esistono già moltissimi studi ed esperimenti volti a capire quanto un capo di abbigliamento può sporcarsi quando viene utilizzato regolarmente e se è sufficiente esporlo all’aria e al sole per rigenerarlo senza per forza doverlo lavare.

Molti studi dicono di si, ma chi di noi metterebbe per mesi lo stesso capo senza fargli mai toccare un po’ di acqua e detersivo? Ora la cose potrebbero essere diverse perché è stato creato un tessuto nano-migliorato che con la luce degrada la materia organica che si forma tra le sue fibre.

Lo studio è uscito oggi sulla rivista Advanced Materials Interfaces. È stato realizzato da un gruppo di scienziati della RMIT University di Melbourne, Australia. Il Dr. Rajesh Ramanathan, tra gli autori dello studio, ha spiegato:

Il vantaggio dei tessuti è che hanno già una struttura 3D che permette grandi capacità di assorbire la luce, che a sua volta accelera il processo di degradazione della materia organica.

All’interno dell’Ian Potter NanoBioSensing Facility e del NanoBiotechnology Research Lab presso la RMIT University, i ricercatori hanno lavorato sperimentando nano-strutture realizzate con rame e argento, metalli che hanno un’elevata capacità di assorbire la luce nello spettro del visibile.

I tessuti scelti sono stati immersi in soluzioni specifiche che hanno permesso la creazione di queste nano-strutture, tra le fibre dei tessuti, in soli 30 minuti. Questa speciale nano-intelaiatura se esposta alla luce (sia quella solare che quella artificiale di una lampadina per esempio) fa “scaldare” alcuni elettroni che rilasciano poi una quantità di energia in grado di far degradare eventuale sostanza organica presente.

Tutto questo in soli 6 minuti, poco se paragonato ad un ciclo della lavatrice e soprattutto con un risparmio in termini di consumo d’acqua, di detersivo e di energia.

Il Dr. Ramanathan, ammonisce in ogni caso che è ancora presto per scegliere di non dedicarsi più al bucato, ma afferma che la scoperta potrebbe avere presto delle interessanti ricadute sul mercato:

C’è ancora del lavoro da fare prima di poter iniziare a buttare le nostre lavatrici, ma è possibile stabilire una solida base per il futuro sviluppo di tessuti completamente autopulenti.

La fase successiva dello studio, come spiegano gli autori, ora consisterà nello sperimentare l’efficienza autopulente di questi innovativi tessuti, quando sottoposti alle macchie delle materie con le quali più comunemente si viene a contatto, soprattutto quando si mangia e che anche col bucato tradizionale sono difficili da togliere, come quelle di pomodoro e di vino.

24 marzo 2016
In questa pagina si parla di:
I vostri commenti
ritamir, venerdì 25 marzo 2016 alle11:56 ha scritto: rispondi »

Se, con la luce, questo tessuto riesce a degradare la materia organica, visto che la nostra pelle è, fino a prova contraria, fatta di materia organica, mi viene il dubbio che potrebbe intaccare anche le cellule del nostro organismo.

Lascia un commento