Veronesi: la progettazione delle centrali nucleari va ripensata

Le notizie provenienti dal Giappone hanno contribuito a rendere ancora più acceso, se possibile, il dibattito italiano sul ritorno al nucleare. A poco più di due mesi dal nuovo referendum, anche le convinzioni di coloro che fino a poche settimane fa si erano schierati in prima linea nel sostenere la linea dell’esecutivo sembrano vacillare. Tra questi Umberto Veronesi, che intervenuto ieri in seguito a un articolo comparso su Repubblica ha invitato le parti in causa a una nuova riflessione.

La politica non può permettersi ripensamenti, ma la scienza ha l’obbligo di pensare più a fondo. Lo sgomento per quanto sta accadendo in Giappone e l’intreccio fra le differenti analisi della vicenda rendono difficile esprimere posizioni chiare, ma è mia intenzione farlo. Da scienziato e in qualità di presidente dell’Agenzia per la Sicurezza del Nucleare propongo un’ulteriore riflessione sulle metodologie che porteranno alla reintroduzione del nucleare in Italia.

Veronesi si sofferma in particolare sulla distinzione tra le cause alla base delle tragedie di Chernobyl, Three Mile Island e Fukushima. Mentre nei primi due casi fu l’errore umano responsabile di quanto accaduto, la centrale nipponica è stata messa in condizioni di nuocere da forze del tutto naturali. L’impianto era sì progettato per resistere alle scosse del sottosuolo e alla forza dell’acqua, ma non di questa entità.

L’alternativa per Veronesi, che rimane comunque convinto di come sia necessario un ritorno al nucleare, è offerta dalla possibilità di abbandonare i progetti riguardanti grandi centrali in favore di piccoli reattori modulari sparsi su tutto il territorio. Per l’ex Ministro della Sanità, il fabbisogno energetico del paese, e più in generale del pianeta, non potrà essere soddisfatto esclusivamente affidandosi a fonti rinnovabili e pulite.

21 marzo 2011
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