È uno dei rimedi naturali più antichi, tanto che pare fosse in uso oltre 2000 anni fa, soprattutto nell’antica Grecia. Il verbasco, una pianta abbastanza diffusa in Europa, è principalmente noto per le sue capacità espettoranti e depurative, sebbene oggi si tenda a preferire altri trattamenti. Ma quali sono le sue proprietà, gli usi più noti nonché le eventuali controindicazioni?

Prima di cominciare, è bene sottolineare come qualsiasi sintomo, così come l’assunzione di rimedi naturali, debba essere sempre vagliato dal medico. Questo non solo per evitare effetti collaterali anche importanti, ma soprattutto per verificare la compatibilità con il disturbo, in corso o pregresso, di cui si soffre. Per questa ragione, le informazioni di seguito riportate hanno un carattere unicamente illustrativo.

Verbasco: cosa è?

Il Verbascum thapsus, noto comunemente come verbasco o tasso barbasso, è una pianta erbacea biennale che appartiene alla famiglia delle Scrofulariaceae. Ben diffuso in gran parte d’Europa, così come in America Settentrionale e in alcuni luoghi dell’Asia, la pianta si caratterizza per un fusto elevato, anche di due metri, ricoperto da una soffice peluria. Le foglie, che si avvolgono ed estendono lungo lo stelo centrale, hanno una forma ovale e allungata e sono anch’esse ricoperte da una leggera peluria. Durante i periodi più caldi dell’anno, la pianta produce dei riconoscibilissimi e profumati fiori, di colore giallo intenso, raccolti a gruppi lungo lo stelo centrale.

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Dalla natura abbastanza rustica, quindi capace di attecchire facilmente su qualsiasi tipo di terreno, il verbasco ama l’esposizione solare, i terreni sufficientemente drenanti, non disdegna le pareti scoscese e rocciose, nonché una buona umidità. Data la facilità di crescita, a volte è considerato una specie infestante, poiché potrebbe sottrarre sostanze nutritive ad altre coltivazioni.

La pianta è da parecchi secoli scelta a scopo ornamentale, per via dei suoi splendidi fiori, ma anche come rimedio contro gli insetti da giardino e orto, nonché per varie applicazioni nell’universo dei trattamenti popolari. Negli anni sono state attribuite alla specie le più svariate proprietà, da quella diuretica a quella espettorante, ma non tutte hanno trovato al momento sufficiente validazione in ambito scientifico. Per questo motivo, il ricorso deve essere sempre concordato con il medico.

Verbasco: proprietà e controindicazioni

Così come già accennato, l’uso del verbasco risale fino a tempi antichi: sembra, infatti, che già nell’antica Grecia venisse impiegato per il trattamento di alcuni comuni disturbi. Oggi, tuttavia, alcune delle sue proprietà storiche non hanno trovato riscontro scientifico, mentre altri studi devono ancora appurarne l’effettiva applicabilità. Per questo motivo, l’assunzione deve essere concordata con il medico e lo specialista, affinché costi e benefici vengano attentamente considerati.

Alla pianta sono state attribuite diverse proprietà. La più nota, nonché quella dalle origini più lontane nel tempo, è quella espettorante: sembra che il verbasco possa essere d’aiuto per alcuni disturbi delle prime vie aeree, tipici delle stagioni più fredde. Molte popolazioni l’hanno quindi impiegato a scopo diuretico, anche per stimolare l’attività dei reni, nonché come soluzione topica lenitiva per alcuni disturbi della pelle, quali prurito e irritazione. È stato inoltre a lungo ingrediente per alcuni prodotti cosmetici. Le peculiarità della pianta sono innanzitutto dovuto al suo elevato contenuto in mucillagini, dall’effetto ammorbidente e protettivo, quindi da saponine e flavonoidi. Del verbasco in passato si sono impiegate soprattutto le foglie, mentre i fiori hanno effetti sedativi, tuttavia oggi è disponibile in erboristeria sotto forma di estratti secchi, oli, nonché come ingrediente di altri prodotti. È però utile sapere come la peluria tipica delle foglie possa essere irritante per le mucose, tanto da necessitare adeguato filtraggio prima dell’uso, mentre i semi possono risultare tossici.

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Così come più volte accennato, il ricorso al verbasco deve essere sempre approvato dal medico e dallo specialista, poiché gli studi sulla pianta sono tutt’ora in corso. Questo per evitate eventuali incompatibilità con la propria condizione, interazioni con farmaci in corso d’assunzione ed eventuali effetti collaterali. In particolare, dati promettenti sarebbero emersi su un’attività antibatterica e antisettica, mentre altre qualità attribuite alla pianta, tra cui quella espettorante, necessitano di ulteriori verifiche. Non sono tuttavia note particolari controindicazioni, se non in gravidanza e in allattamento, nonché in caso di ipersensibilità personale.

11 novembre 2017
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