I canali di Venezia preda dei rifiuti. Questo il preoccupante bilancio tracciato questo fine settimana da Legambiente in occasione dell’arrivo in laguna per Goletta Verde 2015. I dati sono stati raccolti nell’ambito della campagna “Don’t Waste Venice”, parte del progetto europeo di ricerca “DeFishGear”, secondo i quali vi sarebbero in appena 7 chilometri di canali oltre 500 oggetti come mozziconi di sigarette, accendini, materiali plastici e altro ancora.

I rifiuti nei canali di Venezia rappresentano un problema reale che come tale deve essere affrontato, spiega l’associazione, che sottolinea come siano i contenitori di liquidi a inquinare in misura maggiore le acque della laguna (25%). A seguire materiali plastici e polistirolo in frammenti (16%), imballaggi (12%), il 9% è rappresentato da rifiuti derivanti dal fumo (mozziconi e pacchetti di sigarette, accendini usati) mentre il 6% sono sacchetti per l’immondizia (sia pieni che vuoti).

Un problema quello dei rifiuti in laguna troppo spesso sottovalutato secondo Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto, che in merito alla campagna “Don’t Waste Venice” spiega:

Abbiamo pensato a questa campagna perché quello dei rifiuti in mare, e in particolare della plastica, è un problema sottovalutato, ma va ormai considerato come un’emergenza. In questo ambito, Venezia, città complessa, è un tema ancor più particolare, anche se la città ancora non si è resa conto di dover gestire il problema. Abbiamo fatto partire adesso la campagna perché inizia adesso il massimo carico turistico, perché intendiamo smuovere anche i comportamenti individuali.

Una densità di rifiuti nei canali veneziani che preoccupa anche Tommaso Fortibuoni, responsabile ISPRA del progetto DeFishGear, che ha commentato:

I primi dati preliminari mostrano una densità preoccupante di rifiuti, in particolare di plastica. La campagna veneziana si inserisce nell’ambito del progetto relativo ai rifiuti in mare, finanziato dall’Europa e co-finanziato dal Ministero italiano, iniziato a novembre 2013, con i monitoraggi partiti sulle spiagge a settembre 2014, che coinvolge tutti i Paesi dell’Adriatico fino alla Grecia e si concluderà a marzo del prossimo anno.

30 giugno 2015
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