In Puglia scoppia il caso acqua pubblica. Le accuse che cadono sull’amministrazione Vendola sono pesantissime: non rispetterebbe il risultato del referendum del 12 e 13 giugno, nonostante il governatore della regione sia stato uno degli sponsor politici più appassionati dei 4 Sì.

Andiamo con ordine, però, e chiariamo lo stato delle cose. Il secondo quesito cancellava la possibilità di aumentare del 7% le bollette per garantire un profitto al capitale investito; vinto il referendum questa quota doveva essere cancellata, senonché, l’assessore Amati (PD) ha dichiarato:

Quel sette per cento in Puglia è un costo e da noi non esiste la remunerazione del capitale.

E lo stesso Nichi Vendola ha poi aggiunto:

Sull’Acquedotto Pugliese abbiamo deciso di intraprendere la strada dell’efficientamento e su quella proseguiremo. Per questo non abbasseremo le tariffe.

Ora da più parti, dopo aver dato un’occhiata ai documenti, si è notato come le cose non stessero in questa maniera e che il 7% fosse in effetti garantito proprio per motivi di “profitto”. L’attacco viene da destra, come testimonia questo accesissimo articolo de L’Occidentale, ma gli stessi timori sorgono anche a sinistra. Perplessità sono state esposte ad esempio, su Il Manifesto e, soprattutto, dal movimento Acqua ben comune, che del referendum è stato il primo promotore. Proprio in un comunicato di questa associazione leggiamo:

Siamo rimasti sconcertati nel leggere sulla stampa le dichiarazioni del Presidente della Regione Nichi Vendola, intenzionato a non dare corso all’eliminazione delle remunerazione del capitale investito sulla tariffa: troviamo davvero illogico e contraddittorio sostenere il referendum (come, fra gli altri, ha fatto il SEL) per poi non rispettarne l’esito.

La presa di posizione del Presidente Vendola e il suo rifiuto ad abbassare le tariffe, inoltre, ci pare in contraddizione con quello che dovrebbe essere lo spirito e l’obiettivo della nuova legge regionale sull’Acquedotto Pugliese: usiamo il condizionale perché, a oggi, permane una mancanza di chiarezza di fondo sulla natura giuridica dell’ente e i nostri dubbi non sono stati dissipati dalla lettura del testo definitivo della legge.

A questo punto – e prima di ogni altra cosa – sembra lecito chiedersi (e chiedere) se l’Acquedotto diventerà realmente un soggetto di diritto pubblico (e quale) o rimarrà una società per azioni.

Il nostro auspicio è che venga fatta al più presto chiarezza fra le parti.

5 luglio 2011
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