Esistono luoghi in Italia la cui magia appare come sospesa nel tempo, nei quali immergersi per dare vita a una vacanza densa di bellezza e valore storico. Questo può accadere ad esempio riscoprendo alcuni borghi e piccoli centri della Penisola considerati ormai “fantasma”, fuori dai frenetici ritmi quotidiani e la cui memoria affonda indietro nel tempo le sue radici.

Luoghi per certi versi simbolo di un’Italia dimenticata eppure ancora bellissima, in qualche caso frutto del potere della natura che si ribella all’uomo, in altri della corsa dell’uomo verso una modernità a tutti i costi. Paesi e città silenziosi e deserti, ma che rivivono grazie alla riscoperta da parte di turisti ed ex residenti.

Tra i luoghi consegnati alla memoria storica dalla potenza della natura vi è Gairo, inizialmente chiamato Gairo Vecchio, situato nell’Ogliastra (Sardegna). Un paese segnato dal suo nome (Gairo in greco viene tradotto con “terra che scorre”), che ha visto abbattersi sul suo territorio molteplici alluvioni di particolare gravità. La più devastante quella verificatasi nel 1951.

I residenti abbandonarono il centro abitato per fondare, più a monte, Gairo S.Elena, e dal 1963 Gairo Vecchio risulta disabitato. Quest’ultimo è ora metà turistica, destinata in modo particolare a coloro che vogliono assaporare un’atmosfera selvaggia, suggestiva e tipicamente agreste, immergendosi in una Sardegna più vera e popolare.

Forza della natura che cambiò il destino anche di Consonno, un paesino in Provincia di Lecco che, nel 1962, l’industriale Grande Ufficiale Mario Bagno – Conte di Valle dell’Olmo intendeva trasformare in un centro di riferimento per il gioco d’azzardo e il divertimento sul modello offerto da Las Vegas.

L’intero borgo fu acquistato e demolito per far posto alle nuove strutture (ora fatiscenti e nelle quali si sconsiglia l’ingresso), salvo poi essere nuovamente abbandonato quando una frana interruppe i collegamenti di Consonno con il resto del mondo. L’ex borgo è ad oggi in buona parte in mani private, ma può essere visitato a piedi o anche in auto, seppure con limitazioni per quanto riguarda gli orari: autunno-inverno, la domenica dalle 11 alle 12; primavera-estate, domenica dalle 10 alle 19 (orario Bar De La Spinada).

Fu invece la costruzione di una diga artificiale a causare la parziale sparizione di Curon Venosta (in tedesco Graun im Vinschgau), situato nella Provincia autonoma di Bolzano (Val Venosta), Trentino-Alto Adige. Originariamente solo Curon, assunse la nuova denominazione nel 1928 dopo l’annessione al suo territorio dei centri di Resia, San Valentino alla Muta e Vallelunga.

Tra il 1948 e il 1950 la compagnia elettrica Montecatini progetto e realizzò una gigantesca diga che unì laghi Resia e Curon, sommergendo di fatto parte della stessa Curon Venosta. Finirono sott’acqua 150 abitazioni e oltre 500 ettari di terreni coltivati. Unico edificio non del tutto sommerso il campanile, ad oggi tra le attrazioni principali del borgo: nei mesi più freddi, quando il lago ghiaccia, è possibile raggiungerlo anche a piedi.

Frutto della costruzione di una diga artificiale per la produzione di energia idroelettrica anche Fabbriche di Careggine, situato nel Comune di Vagli Sotto (Lucca, Toscana). Abbandonato dal 3 luglio 1947, data in cui fu sommerso dal lago artificiale Vagli, il paese è stato solito riemergere ogni 10 anni a causa dello svuotamento del bacino (necessario per le operazioni di manutenzione della diga).

Nonostante ciò il lago non è stato più prosciugato dal 1994, malgrado le richieste da parte dell’amministrazione di Vagli di Sotto. Un nuovo e atteso svuotamento sembrava previsto per il 2016, ma ENEL (attuale proprietaria del bacino) ha fatto sapere di non avere intenzione di procedere a tale operazione entro l’anno.

Il quinto luogo fantasma è in realtà più che un centro abitato una ex grangia abbandonata, situata nel Comune di Trino (Provincia di Vercelli). Si tratta della residenza di campagna di uno degli artefici dell’Unità d’Italia, Camillo Benso Conte di Cavour, acquista dalla famiglia dal 1822.

La tenuta era all’epoca dell’Unità d’Italia un luogo all’avanguardia, dove il Conte di Cavour sperimentava moderne tecniche di coltivazione. Attualmente è però ridotta all’abbandono, con l’accesso consentito liberamente e senza alcuna protezione per le opere d’arte in essa contenute, alcune delle quali purtroppo danneggiate da atti vandalici.

23 settembre 2016
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