Il futuro energetico degli USA passa soltanto per il tanto discusso shale gas? No, non per forza. Di fatto grossi investimenti si stanno mettendo in atto anche nel campo delle rinnovabili, con il fotovoltaico in grande spolvero.

Lo testimoniano i dati di ottobre. L’energivora economia americana pretende un costante aumento di capacità produttiva e per il suddetto mese sono stati allacciati alla rete degli impianti producenti qualcosa come 699 MW. Di questi, 694, ovvero il 99% (più o meno), provengono dal fotovoltaico e dall’eolico.

Queste cifre testimoniano una tendenza precisa, che va comunque bilanciata notando come si tratti di dati riferiti ad un lasso di tempo decisamente ridotto. Se osserviamo le quote produttive di ogni singola fonte energetica, possiamo ricavare il dato che le rinnovabili, nel loro complesso, siano ormai al secondo posto. Se, infatti, eolico, biomasse e fotovoltaico insieme coprono il 7,4% delle produzioni, l’idroelettrico (che comunque può considerarsi una rinnovabile, pur avendo un certo impatto ambientale) ne copre da solo l’8,2%. Il nucleare, per canto suo, è fermo al 9,2%.

Nella quota di 7,4% delle rinnovabili, la parte della forza in ascesa la fa il fotovoltaico. Guardando le installazioni avvenute ad ottobre, qualcosa come 504 MW, appartengono a queste tecnologia. Per intenderci, nel solo 2013 il fotovoltaico è cresciuto del 20%, contro 12,5% del carbone.

Buone notizie? Sì e no. Intanto il fatto che il carbone continui a crescere non è mai un buon segnale. L’impressione è che la crescita delle rinnovabili negli USA dipenda più da una accresciuta competitività delle tecnologie, che non da una decisione “ecologista”. Gli USA sono profondamente dipendenti dalle fonti fossili che, ad oggi, coprono il 74,8% della capacità produttiva energetica del Paese. Una quota spaventosa da un punto di vista ecologico, ma che espone anche il Paese ad una certa dipendenza dalle oscillazioni di mercati e dalle bizze di Paesi esportatori, come quelli mediorientali o come il Venezuela. Gli investimenti sulle rinnovabili, dunque, hanno un valore politico da leggere in continuità con quelli sullo shale gas, piuttosto che in contraddizione.

Ed è, quindi, piuttosto prematuro, a nostro modo di vedere, parlare di rivoluzione verde negli USA.

2 dicembre 2013
I vostri commenti
cosimo, lunedì 2 dicembre 2013 alle12:15 ha scritto: rispondi »

sono profondamente convinto che occorre "livellare" il terreno di gioco per tutti i partecipanti, fonti fossili e rinnovabili e poi.. vinca il migliore. Poi sono convinto che vinceranno le rinnovabili appena gliene si darà la possibilità dato che la generazione distribuita è un grosso vantaggio per tante aree degli Stati Uniti e la sicurezza nazionale anche in termini energetici vede le rinnovabili favorite

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