Uova alla diossina, nessun allarme: non sono in vendita

Un allarme lanciato dal blog di Beppe Grillo rischiava di mettere in ginocchio il mercato delle uova e dei derivati in Lombardia e nel resto dei supermercati italiani che si rifornivano dal territorio lombardo.

Secondo alcuni siti internet, compreso il blog del leader del Movimento 5 Stelle, esisterebbero allevamenti di galline vicini a poli industriali che inquinano il terreno e di conseguenza anche le uova stesse. Oggi arriva la smentita da parte di Altroconsumo: le uova contaminate non sono destinate al commercio.

Tutto era cominciato qualche giorno fa da un allarme lanciato online, secondo il quale in 23 allevamenti su 30 controllati dagli addetti della ASl lombarda, su indicazione del Ministero della Salute, sarebbero stati riscontrati livelli superiori alla norma di diossina e policlorobifenili.

Secondo gli articoli che circolavano in rete sembrava che ne fossero affetti il 76% dei pollai lombardi, sia a livello industriale che artigianale, in particolare nell’area di Milano, Monza-Brianza e Mantova.

Le sostanze riscontrate sono cancerogene e quindi un pericolo per le migliaia di persone che, convinte di fare qualcosa di positivo per l’ambiente acquistando uova a chilometro zero, in realtà vedevano messa in pericolo la propria salute.

È bastato però fare una ricerca un po’ più approfondita per tirare un sospiro di sollievo. A realizzarla è stato Altroconsumo che ha contattato l’Unità organizzativa veterinaria della Regione Lombardia che ha praticato i rilievi.

La dichiarazione è certamente meno allarmistica dei toni utilizzati sul blog di Grillo e degli altri che l’hanno seguito: è vero che in alcuni allevamenti sono stati riscontrati livelli di diossina e PCB troppo elevati, ma si trattava di allevamenti domestici, non destinati alla grande distribuzione.

A causare la contaminazione sono l’inquinamento, ma anche pratiche errate di allevamento come lasciare i contenitori per mangimi sporchi. Insomma, acquistare le uova dall’allevatore dietro casa può essere pericoloso, ma quelle che raggiungono gli scaffali dei supermercati sono da considerare sicure.

25 novembre 2013
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