È scattata negli ultimi giorni di luglio l’allerta legata alla presenza di Fipronil nelle uova. Lo scandalo ha coinvolto in un primo momento il Belgio e i Paesi Bassi, che si sono reciprocamente accusati di essere il primo focolaio di contaminazione. Risultano essere 15, secondo fonti UE, i Paesi europei nei quali è avvenuta la commercializzazione dei prodotti contaminati.

Cos’è il Fipronil

Il Fipronil è un insetticida, oggetto di specifica legge comunitaria. Tale nome è a tutti gli effetti la denominazione farmacologica del fluocianobenpirazolo, che in Medicina Veterinaria viene utilizzato per eliminare pulci, zecche, pidocchi e acari che minacciano gli animali domestici. Il suo impiego sugli animali destinati all’alimentazione è vietato dalla normativa UE.

=> Leggi di più sui maxi sequestri di uova al Fipronil a Viterbo e Ancona

La contaminazione delle galline che hanno prodotto le uova sembra sia avvenuta però non per utilizzo diretto, ma a causa della disinfestazione dei locali in cui venivano allevate. Anche questa pratica è tuttavia vietata, proprio per evitare ogni rischio di trasmissione del farmaco agli animali destinati all’alimentazione.

Va inoltre sottolineato che il principio attivo alla base del Fipronil è di tipo termostabile. Ciò si traduce nell’impossibilità di annullarne gli effetti con la cottura, rendendo di fatto possibili modalità di assunzione anche derivati che contengano uova al loro interno, come ad esempio pasta all’uovo e prodotti dolciari.

Quali sono i rischi per la salute

Come spesso accade è la quantità che fa il veleno. Anche nel caso del Fipronil è opportuno tenere conto di quella che è la concentrazione di principio attivo registrata nelle uova contaminate e la struttura fisica di chi ne risulta esposto. Sono stati registrati livelli medi pari a 1,2 mg di farmaco per kg di prodotto, a fronte di una soglia massima tollerabile per l’uomo equivalente a 0,01 mg/chilo.

Questo si traduce ad esempio in un grado massimo di tolleranza, per un individuo di 60 chili, corrispondente a 0,6 mg. Ciò significa che la persona in questione non dovrebbe consumare più di mezzo chilo di uova al giorno. Chiaramente tale proporzione è variabile in funzione del differente peso corporeo e rende automaticamente più esposti i soggetti la cui struttura fisica risulta più minuta.

=> Omelette surgelate con Fipronil, leggi di più sullo scandalo milanese

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato il Fipronil come “moderatamente tossico”. Anche piccole quantità del farmaco possono dar luogo a nausea, vomito e dolori addominali. In caso l’assunzione fosse più massiccia si possono registrare danni a carico di fegato, reni e tiroide. I sintomi tendono in ogni caso a regredire una volta interrotta l’esposizione.

Fipronil e uova italiane

Il metodo indicato dalle autorità italiane e da Coldiretti come più efficace per minimizzare i rischi è quello di acquistare esclusivamente uova prodotte in Italia, riconoscibili dal codice presente sulle confezioni e su ciascun guscio (es. 1IT123AB123). Tuttavia si moltiplicano i controlli messi in atto dai NAS, grazie anche al supporto degli Istituti zooprofilattici di Teramo e Roma, che hanno registrato alcune irregolarità anche in allevamenti italiani.

Un esempio sono i sequestri disposti nelle ultime ore nelle Province di Viterbo e Ancona (località Ostra Vetere): nel solo viterbese sono state sequestrate 53 mila uova destinate all’alimentazione umana e 32 mila a quella animale. Tali casi seguono le segnalazioni precedentemente arrivate dalla Campania (più precisamente dalle zone di Benevento e Sant’Anastasia).

A rischio, quindi da evitare, anche una partita di 127 confezioni di omelette surgelate prodotta dalla tedesca Kagerr, riconoscibili dalla dati di scadenza (16 febbraio 2018). L’Unione Europea ha fissato una data, il 26 settembre 2017, in occasione della quale la Commissione UE si riunirà per discutere le misure da adottare per risolvere la questione ed evitare pericoli per i consumatori.

23 agosto 2017
In questa pagina si parla di:
Immagini:
I vostri commenti
dino camilla, mercoledì 23 agosto 2017 alle19:55 ha scritto: rispondi »

Sono le istituzioni per prime che dovrebbero difenderci dalle frodi e dalle adulterazioni invece ci obbligano a dover leggere codici stampigliati sulle uova che pochissimi di noi sanno leggere. L’etichetta digitale ed intelligente oltre che non contraffattibile esiste, eccola qui e ci potrebbe anche informare su eventuali richiami commerciali. Basterebbe utilizzarla, invece siamo sempre qui a leggere di frode in frode

Lascia un commento