Da qualche tempo, la sicurezza dei cani randagi in India è messa a dura prova dalla presenza di alcuni gruppi contrari alla loro sopravvivenza. Il numero spropositato di randagi a piede libero lungo il territorio raggiunge cifre elevate, a fronte di una politica di contenimento spesso difficile da mettere in atto. E molti casi hanno visto la presenza degli animali di strada come responsabili di attacchi e morsi nei confronti dei civili, causando anche il decesso di una donna. Sicuramente una situazione complessa, inasprita dalla condizione in cui sono costretti a vivere e al poco cibo disponibile. Ma nei loro confronti la tolleranza spesso è minima se non inesistente, e su questo malcontento ha fondato le basi l’organizzazione di Jose Mavel. L’uomo è a capo di un gruppo che vuole letteralmente sradicare i randagi dal territorio, perché considerati una minaccia.

I metodi utilizzati non sono particolarmente leciti, visto che l’uomo gira con un fucile ad aria compressa che utilizza per autodifesa contro i cani. Le sue sono tecniche controverse e gli sono costate sette accuse per crudeltà, anche se ora è fuori prigione su cauzione. Inoltre è accusato di aver minacciato un’attivista e di aver marciato verso la stazione di polizia con alcune carcasse di cani. Ma Jose confessa di aver pagato anche altre persone perché portassero avanti la sua battaglia, ovvero uccidessero i quadrupedi per strada. Molti i seguaci della sua linea di pensiero, in particolare nelle zone di Ernakulam, Kottayam e Palakkad, ma anche tra alcuni esponenti politici indiani.

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La pratica cruenta dell’uccisione dei cani è tristemente diffusa in buona parte dell’India, in molti hanno chiesto al governo leggi più severe che possano permettere di praticare atti di questo genere. Ma gli attivisti si battono da tempo contro queste tecniche fai da te, cercando al contempo di educare la popolazione verso atti più caritatevoli e responsabili. I volontari stanno esortando il governo a mettere in atto alternative più consone, come ad esempio il controllo delle nascite attraverso la sterilizzazione. Come ha confermato il Ministro della Salute KK Shylaja i cinquantuno centri veterinari stanno lavorando con costanza, anche se gli attivisti premono per soluzioni per rapide che allontanino lo spettro della mattanza.

4 novembre 2016
Fonte:
BBC
I vostri commenti
alessandra, venerdì 4 novembre 2016 alle18:51 ha scritto: rispondi »

che tristezza...

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