Per risalire a una simile catastrofe ecologica sul territorio europeo bisogna riportare la memoria alla tragedia di Cernobyl. Il fango tossico che sta mettendo in ginocchio l’Ungheria, più precisamente un insieme di sostanze derivate dalla lavorazione dell’alluminio, potrebbe aver raggiunto le acque del Danubio, mettendo così potenzialmente a rischio l’ecosistema dell’intero continente.

Le autorità smentiscono, insistendo che l’ondata rossa fuoriuscita dai serbatoi della Matk abbia inquinato al momento solo il fiume Raba, un affluente del Danubio, ma senza intaccare il secondo corso d’acqua più lungo d’Europa. I responsabili dei servizi idrici locali, invece, sono di parere opposto.

Tutto ha avuto inizio lunedì, quando una chiusa per il contenimento della sostanza nociva ha ceduto, riversando con violenza 1,1 milioni di tonnellate di sostanze tossiche nell’area circostante, raggiungendo per primo il villaggio di Kolontar dove quattro persone sono state uccise. Tra di loro anche due bambine, di uno e tre anni. Al momento, sono ancora tre i dispersi e 120 i ricoverati in ospedale.

Protezione civile, esercito e volontari continuano nel frattempo la loro opera, nel tentativo di contenere le perdite e versando all’interno delle acque ormai inquinate sostanze capaci di diminuirne l’alcalinità, ma senza risultati concreti.

7 ottobre 2010
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