Secondo il nuovo rapporto del Programma Onu per l’Ambiente (UNEP), il percorso necessario al raggiungimento della maggior parte degli obiettivi di riduzione delle emissioni e di lotta alla povertà passa dalla trasformazione “verde” di dieci settori economici chiave: agricoltura, edilizia, energia, pesca, foreste, industria, turismo, trasporti e gestione di acqua e rifiuti. Il tutto tramite una serie di investimenti annuali del settore privato pari a 1,3 migliaia di miliardi di dollari, circa il 2% del PIL globale.

Attualmente, tale cifra viene utilizzata in modo erroneo sotto forma di sussidi nei confronti di attività “insostenibili” quali ad esempio incentivi all’utilizzo di combustibili fossili o di pesticidi in agricoltura. Secondo il rapporto, quindi, cambiando destinazione ai finanziamenti sarebbe possibile favorire la diffusione delle fonti energetiche rinnovabili e l’affermazione della green economy.

I vantaggi economici e ambientali sarebbero sicuramente moltissimi. Secondo il rapporto, ad esempio, investire circa l’1,25% del PIL globale in incentivi alle politiche di efficienza energetica e di utilizzo delle fonti rinnovabili potrebbe ridurre la domanda di energia quasi del 40% entro il 2050. Allo steso tempo un investimento dello 0,16% del PIL (pari a 108 miliardi di dollari l’anno) potrebbe triplicare la capacità di riciclaggio dei rifiuti e di conseguenza portare, entro il 2050, a una riduzione di circa l’85% dei materiali da smaltire in discarica.

Il tutto passa comunque dall’affermazione di due concetti chiave: 1) la sostenibilità ambientale non determina necessariamente un elevato prezzo in termini economici; 2) rappresenta un’opportunità importantissima per i paesi più poveri in quanto fonte di nuovi investimenti, crescita economica e lavoro.

Il rapporto UE fornisce sicuramente diversi spunti di riflessione ma non c’è dubbio che tali obiettivi siano legati alla definizione di una serie di politiche di governo estremamente incisive, capaci cioè di mobilitare considerevoli risorse economiche e sancire il definitivo abbandono dell’economia tradizionale.

24 febbraio 2011
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