La geoingegneria, ovvero lo studio di soluzioni tecniche per “climatizzare” la Terra, non appartiene solo alla storia dei nostri giorni. Già nel 1965, un comitato di esperti ambientalisti avvertiva il presidente degli Stati Uniti che le emissioni di biossido di carbonio avrebbero portato delle “modificazioni significative del clima” che “potrebbero avere degli effetti deleteri”.

Questi esperti non suggerivano una riduzione delle emissioni, ma di “spargere delle minuscole particelle riflettenti” al di sopra di alcuni milioni di chilometri quadrati di oceano, con l’obiettivo di rinviare nello spazio l’1% dell’energia solare.

L’idea a qualcuno potrebbe sembrare bizzarra, ma altri non sono stati dello stesso avviso. Per esempio il fisico americano Edward Teller (per intenderci il padre della bomba H) ha proposto di imitare le grandi eruzioni vulcaniche iniettando microparticelle nella parte alta dell’atmosfera, perché servirebbe a raffreddare la Terra.

Gli esempi fatti finora però scompaiono davanti al progetto fantascientifico (a dir poco) di inviare piccoli specchi robot al punto di equilibrio tra la terra e la luna con l’obiettivo di fare ombra alla Terra. Per ottenere un effetto significativo, bisognerebbe piazzarne diversi miliardi grazie a un cannone magnetico, in parte interrato, di un paio di chilometri. A giudicare dai progetti che propongono non si capisce l’utilità di questi studi. Non sarebbe più facile ridurre le emissioni di CO”?

13 marzo 2009
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