La terribile pratica delle lotterie legata alla vincita di animali da abbattere sembra non cedere il passo. A mettere un freno al tutto, e alla caccia, è il Trentino Alto Adige, nel dettaglio una proposta DDL da parte del consigliere provinciale Bruno Firmani (Idv).

Le lotterie con relativa vincita mettono a repentaglio la flora e la fauna locali, in particolare l’esistenza di animali di razza protetta. Cervi, cerbiatti, lepri, caprioli, camosci, sono i premi più ambiti per la caccia, e per questo la loro sopravvivenza subisce pesanti contraccolpi.

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A spingere il consigliere provinciale verso questa proposta è stata una lotteria organizzata dall’Associazione cacciatori della riserva di Renzo Chienis, i quali hanno messo in palio l’abbattimento di una femmina di capriolo. A questo si va ad aggiungere un’altra lotteria, presente all’interno dell’Expo Caccia e Pesca a Riva del Garda della prossima settimana. L’iniziativa premio, organizzata dall’associazione Cacciatrici Trentine, mette in palio la possibilità di abbattere un cinghiale o un camoscio.

Bruno Firmari si fa quindi portavoce di un gruppo molto vasto di associazioni animaliste, tra queste la Lega per l’abolizione della caccia e la Lega antivivisezione, contrarie ad inutili spargimenti di sangue. La proposta di legge affiancherebbe le direttive dell’Unione europea, la quale:

«considera la salvaguardia, la protezione e il miglioramento della qualità dell’ambiente, compresa la conservazione degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatiche, un obiettivo essenziale di interesse generale perseguito con alcune direttive europee, segnatamente la n. 14/2009/CE e la 92/43/CEE, ed, altresì, non sono in linea con la giurisprudenza amministrativa del Consiglio di Stato (ex alteris: Cons. Stato n. 6317/2004)».

Lo stesso Bruno Firmani spiega:

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«La barbara consuetudine di organizzare lotterie a pagamento, aperte ai cittadini aventi come premio la possibilità di uccidere animali della fauna locale selvatica, si sta diffondendo a macchia d’olio nella totale indifferenza di ambientalisti e istituzioni. Contrastano con gli indirizzi politici dell’Unione europea, la quale considera la salvaguardia, la protezione e il miglioramento della qualità dell’ambiente, compresa la conservazione degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatiche, un obiettivo essenziale di interesse generale perseguito con alcune direttive europee. Non sono inoltre in linea con la giurisprudenza amministrativa del Consiglio di Stato».

, Il Secolo XIX

7 gennaio 2013
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