Una ricerca del MIT potrebbe rivoluzionare in verde il settore dei carburanti per auto, riutilizzando in modo intelligente le emissioni di anidride carbonica. Come è possibile? Con l’aiuto di un batterio del suolo, rivelatosi in grado di elaborare le molecole di CO2 trasformandole in biofuel.

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Il batterio in questione è la Ralstonia Eutropha, un organismo gram-negativo solitamente ubiquitario studiato già dalla fine degli anni ’60 per le sue singolari capacità. Il batterio è infatti in grado di metabolizzare l’anidride carbonica, l’urea e l’idrogeno per produrre grandi quantità di energia utili alla sua sussistenza e, per questo, è stato a lungo analizzato per comprenderne le sue incredibili capacità di adattamento. Ora gli scienziati del MIT han fatto in modo che il batterio converta l’anidride carbonica in isobutanolo, un alcol che potrebbe ridurre il ricorso ai combustibili fossili come carburante per veicoli.

Senza la pretesa di una spiegazione esaustiva, si semplificherà spiegando come la Ralstonia trasformi le molecole di carbonio in polimeri simili ai materiali plastici. Grazie a una modifica genetica, il MIT ha cambiato il prodotto finale di questo processo di metabolizzazione ottenendo appunto isobutanolo, un alcol molto utile perché può sostituire, o può essere mescolato, con la normale benzina.

«La Ralstonia prende l’anidride disponibile e la immagazzina sotto forma di un polimero, che risulta simile nelle sue proprietà alla plastica prodotta dal petrolio. Tramite la modifica di alcuni geni, ad esempio inserendo un gene da un altro organismo e favorendo l’espressione di altri geni, il MIT è stato in grado di spingere il batterio a produrre carburante anziché plastica.»

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A quanto pare, però, la sperimentazione sarebbe solo alla fase iniziale, perché sarebbero necessari altri interventi genetici affinché il batterio diventi autosufficiente, ovvero possa alimentarsi di CO2 da qualsiasi fonte. L’obiettivo è quello di trovare un’applicazione sia a livello di produzione industriale di CO2 che per le emissioni provenienti dall’agricoltura, riducendone l’impatto ambientale e producendo grandi quantità di biofuel. Per questo motivo, i ricercatori del MIT hanno ricevuto ben 1,8 milioni di dollari dall’ARPE-E, l’Advanced Research Projects Agency del dipartimento dell’energia statunitense.

, InHabitat

26 gennaio 2013
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MIT
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