UE: controlli sui cibi in arrivo dal Giappone

L’Unione Europea ha deciso di cautelarsi e, per tale ragione, ha raccomandato ai paesi membri di controllare il livello di radioattività in tutti i prodotti alimentari in arrivo da Giappone, dove la minaccia di un’esplosione nucleare a Fukushima è sempre alta e dove si sono registrati negli scorsi giorni radiazioni oltre i livelli di guardia.

I controlli raccomandati dall’Unione avverranno a campione e saranno affidati ad ognuno dei paesi membri. Inoltre, il primo paese che riscontrerà livelli di radioattività superiore al normale dovrà informare immediatamente la Commissione Europea, che provvederà in seguito a lanciare l’allarme sul resto del territorio.

Smentite pertanto le dichiarazioni del Ministro della Salute Ferruccio Fazio, che aveva parlato di un blocco totale delle importazioni dal Giappone, con la UE che ha evidentemente preferito una “linea morbida”, incentrata su una stretta vigilanza riguardo eventuali cibi contaminati in arrivo dal Giappone.

Dal paese orientale, colpito in questi giorni dal terremoto, arrivano annualmente nel Vecchio Continente più di 9.000 tonnellate di frutta e verdura, oltre a quantità minori di pesce, portando il totale a circa 65 milioni di prodotti importanti.

Per quanto riguarda l’Italia, le cifre ufficiali parlando di 13 milioni di prodotti all’anno in arrivo dal Giappone, con una netta prevalenza di conservati, tra cui carne e pesce, e altre percentuali riferite a tè, spezie, alghe e piante di vario tipo. Non ci dovrebbero essere problemi nemmeno per i ristoranti giapponesi presenti nelle città italiane, i quali utilizzano per lo più cibo locale nella realizzazione dei menù.

Oltre all’Europa, la paura per il cibo contaminato vede protagonisti altri paesi, tanto che controlli agli alimenti giapponesi sono state fatti in Corea del Sud, nelle Filippine, ad Hong Kong, USA e in Australia, tanto per citarne alcuni. Il pericolo sembra essere in particolare il cesio-137, una sostanza prodotta nelle reazioni di fissione nucleare come quelle che potrebbero avvenire nella centrale di Fukushima.

18 marzo 2011
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