Un giovane diciottenne è stato condannato a 23 anni di carcere per un furto a mano armata e per l’uccisione di un cane poliziotto. Succede negli Stati Uniti e, nonostante all’epoca dei fatti il colpevole fosse minorenne, i giudici hanno optato per una delle massime pene possibili.

Il tutto è accaduto nel 2012 quando Ivins Rosier, il condannato, ha fatto irruzione nell’abitazione di un poliziotto di Palm Beach per effettuare un furto, in compagnia di altri due adolescenti. Entrato nell’appartamento e trovato il cane che l’agente custodiva, ha deciso di colpirlo con cinque colpi di pistola. Reo confesso, la sentenza a 23 anni è la somma di tre reati contestati: violenza sugli animali, rapina a mano armata e sparatoria all’interno di un palazzo.

Si tratta di una pena esemplare, quasi insolita considerata la giovane età del colpevole, ma i giudici hanno ritenuto il ragazzo pari a un adulto all’epoca dei fatti. Così spiega l’accusa:

«Una pistola nelle mani di un sedicenne può produrre lo stesso danno di una pistola nelle mani di un adulto. Non è un bambino.»

Per la difesa si tratterebbe di una sentenza fin troppo severa e, per questo, sperano nella possibilità di chiedere una revisione della pena. La decisione arriva al termine di un lungo processo, che ha visto contrapposti il giovane e il poliziotto, il padrone del Pastore Tedesco crivellato dai colpi. Durante il processo, l’agente si sarebbe più volte commosso per la scomparsa del suo collega a quattro zampe, un animale con cui aveva stretto un fortissimo legame tanto da accudirlo nella propria abitazione. Un vero e proprio shock, poiché la scena macabra è stata scoperta dallo stesso proprietario di ritorno a casa dopo una commissione: il cane immobile a terra, con ferite alle anche, al capo, la mascella distrutta e un’abbondante perdita di sangue. Nonostante le immediate cure veterinarie, l’animale è morto a causa di un danno irreparabile all’esofago.

Gli investigatori, i quali avevano già dei sospetti sul ragazzo, sono giunti alla totale confessione a seguito di un lungo interrogatorio. Secondo la difesa, la confessione sarebbe stata estorta facendo credere all’accusato di aver condotto un crimine al pari dell’uccisione di un umano, reato invece non così declinato dalla legge. Per questo, avrebbero preferito una reclusione massima di sei anni.

14 luglio 2014
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I vostri commenti
giancarlo, mercoledì 16 luglio 2014 alle15:17 ha scritto: rispondi »

dovevano condannarlo a morte! E così dovrebbero fare anche in Italia per chi uccide,,sopratutto per rapina,furto ,guida in stato di ebrezza,drogati ecc, ecc.

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