Gli uccelli selvatici sono sempre più minacciati dalle conseguenze dei cambiamenti climatici, per le modifiche irrimediabili alla loro catena alimentare. È quanto spiega uno studio condotto dalla School of Veterinary Medicine dell’Università della California, che ha rilevato come la modifica delle popolazioni di pesci sta influendo sulla sopravvivenza dei volatili di fiume, di lago e di mare.

Gli uccelli che si nutrono di pesce hanno un rischio di 11 volte più elevato di vedere il loro numero fortemente ridotto, rispetto invece alle varietà che optano per gli insetti o i vegetali. La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Conservation Biology, inoltre spiega come le specie più a rischio siano quelle dalla mono-alimentazione, come alcuni gabbiani e pulcinelle che optano specificamente per l’aringa del Pacifico.

I dati raccolti dagli studiosi derivano dall’analisi combinata di alcune serie storiche, raccolte negli ultimi 17 anni dall’osservazione di alcune specie tipiche dello stato di Washington, della British Columbia e di altre zone a cavallo tra Stati Uniti e Canada. È quindi stato calcolato un coefficiente di rischio, per comprendere quanto le modifiche alla disponibilità di pesce – dall’inquinamento al surriscaldamento delle acque – possa predirne il declino. Così spiega Joe Gaydos, uno dei co-autori:

Se si vogliono salvare gli uccelli, bisogna salvare il cibo di cui si nutrono. Questo problema potrebbe affliggere le pulcinelle di mare e gli svassi occidentali, così come altre specie comuni solite a immergersi per cacciare.

Per definire il coefficiente, i ricercatori hanno osservato 148 uccelli autoctoni della costa occidentale del Canada, soprattutto durante i mesi invernali. Hanno quindi diviso gli esemplari in due gruppi: quelli afflitti da un declino della popolazione e quelli, invece, il cui numero è rimasto intatto. Analizzandone i fattori di rischio, è emerso chiaramente come la carenza di pesce fosse il fattore principale della loro diminuzione. Lo studio sarà ora utile per definire delle strategie di contenzione, come ad esempio il ripopolamento ittico con esemplari da allevamento.

17 ottobre 2014
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Silvano Ghezzo, sabato 18 ottobre 2014 alle0:29 ha scritto: rispondi »

E dove la mettiamo la pesca fatta da navi sempre più numerose, grandi e tecnologiche, che depredano la fauna marina per soddisfare una popolazione mondiale sempre più grande ?

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