Tumori e ictus: i turni di notte aumentano il rischio

Fare turni di lavoro di notte aumenterebbe il rischio di incorrere in tumori e in ictus. Lo ha rivelato un nuovo studio condotto dagli esperti della Washington State University e dell’Università del Surrey.

Il problema sarebbe individuato nel nostro orologio biologico interno, che subirebbe un cambiamento nella sincronia. I ricercatori hanno scoperto che lavorare mentre la maggior parte delle persone dorme interromperebbe i processi chimici che stanno alla base del metabolismo e che di solito seguono ritmi di 24 ore.

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Sull’argomento erano stati eseguiti diversi studi in passato, ma questo attuale è il primo a spiegare il meccanismo che aumenta la correlazione di rischio tra lavoro notturno e malattia renale cronica. Gli autori della ricerca hanno spiegato che ad andare fuori sincronia sarebbero diversi orologi interni, che sono stati ritrovati in vari organi del corpo, tra i quali il fegato, il pancreas e il tubo digerente. La dottoressa Debra Skene, professoressa di neuroendocrinologia all’Università del Surrey, ha dichiarato:

Gli orologi biologici sono guidati dai cambiamenti che riguardano le nostre abitudini e il sonno. Per questo possono andare incontro ad una discrepanza, se questi fattori subiscono dei cambiamenti.

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Gli esperti hanno analizzato 14 partecipanti, 7 dei quali hanno effettuato un turno notturno per 3 giorni. Gli scienziati hanno prelevato campioni di sangue da tutti i volontari e li hanno analizzati, per individuare le reazioni metaboliche.

Hanno scoperto che in coloro che lavoravano di notte nel loro sistema digestivo le reazioni metaboliche si spostavano di 12 ore, mentre l’orologio principale del cervello dei lavoratori si spostava soltanto di circa 2 ore. Secondo gli esperti questa discrepanza metabolica espone ad un maggior rischio di tumori, di obesità, di malattie renali e cardiache.

Gli esperti hanno spiegato che non sanno quale fattore sia determinante, se in particolare il ciclo di turno lavorativo – veglia sia il principale che incida su un aumentato rischio di tumori e di altre patologie. Bisognerebbe approfondire con altri studi per capire i meccanismi più precisi che intervengono nel mandare fuori sincrono gli orologi interni e per ridurre così al minimo l’interruzione metabolica.

10 luglio 2018
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