Tra le popolazioni nomadi del mondo, quella dei Tuareg è forse quella dalla presenza più affascinante. Non solo perché capaci di dominare alcune delle zone più inospitali del Pianeta, quali le lunghe distese del deserto del Sahara, ma anche per gli usi e i costumi che si intrecciano per millenni di storia. Chi sono i Tuareg, dunque, e quali sono le loro più conosciute tradizioni?

Di seguito, alcune informazione di base su questa popolazione nomade dell’Africa settentrionale, nonché un breve viaggio lungo la loro storia, fatta di usanze antichissime e tradizioni che, all’uomo moderno, possono di primo acchito sembrare ben lontane.

Definizione e storia

Con il termine Tuareg si identifica un nutrito popolo berbero, di oltre mezzo milione di persone, tradizionalmente nomade e stanziato nelle zone desertiche del Sahara. La presenza è ben estesa in molte nazioni del Nord e dell’Africa centrale, tra cui Algeria, Libia, Mali e Burkina Faso. Dei gruppi nomadi analoghi sono presenti anche in Ciad, dove vengono chiamati Kinnin.

La definizione del nome, tuttavia, è esterna a questa affascinante popolazione nomade: i Tuareg, infatti, non si definisco come tali, bensì come Kel Tamahaq, ovvero “coloro che parlano la lingua Tamahaq”. Il nome più diffuso, invece, deriva dall’arabo in una delle sue declinazioni magrebine e significa “abitante della Targa”.

La storia di questa popolazione affonda le radici in un passato ben lontano, tanto da non essere possibile risalire a una precisa origine. Da sempre conosciuti per la loro abilità di sopravvivere in fiorenti gruppi sociali nonostante l’austerità del deserto, per secoli i Tuareg hanno basato la loro sussistenza sull’allevamento e il suo commercio oltre il Sahara. Sono stati inoltre la prima popolazione ad aver colto l’opportunità di accompagnarsi da dromedari per le lunghe traversate sahariane: questi animali, dal fisico robusto e dall’ottima resistenza al calore e alla siccità, sono diventati simbiotici con la popolazione. Non a caso, i Tuareg sono a oggi fra i più esperti nell’allevamento di tali esemplari africani.

Senza fissa dimora e soliti ad accamparsi con elaborate tende nel deserto, negli ultimi due secoli i Tuareg hanno subito cambiamenti anche importanti alle loro tradizionali abitudini. Agli inizi del Novecento finirono nella colonizzazione francese, sebbene fu permesso loro di mantenere tradizioni e suddivisione dei capi. Con il termine del Colonialismo, però, la popolazione si trovò costretta a fronteggiare un ben più complesso scenario geopolitico, tanto da alimentare diversi scontri affinché potessero mantenere il loro status di nomadi non solo a livello tradizionale, ma anche e soprattutto sul piano politico.

Usi e costumi

Le peculiarità dei Tuareg, una popolazione entrata nell’immaginario comune mondiale anche grazie alle arti figurative e al cinema, si esprimono sia nell’aspetto fisico che nelle abitudini di vita. Solitamente di alta statura, con fisici robusti e ben allenati, i Tuareg sono comunemente noti per i loro visi magri e allungati, solcati da grandi occhi scuri e capelli neri, nonché da una carnagione altrettanto scura.

Principalmente di religione islamica, gli uomini si caratterizzano per il tipico turbante, il “taguelsmut”, il quale ricopre tutto il viso lasciando normalmente liberi solo gli occhi. Un fatto, questo, essenziale anche per gestire le altissime temperature delle zone desertiche. Tale turbante è solitamente di un indaco immediatamente riconoscibile, ma la tinta può variare anche in funzione della classe sociale: blu per i nobili, nero per le persone comune, bianco per gli schiavi. I giovani hanno solitamente la testa rasata e, raggiunta l’adolescenza, incominciano a lasciar crescere una folta barba, seppur priva di baffi. Gli adulti, invece, non solo mantengono la barba, ma anche lunghi e fluenti capelli.

Le donne hanno invece il capo ricoperto da un velo, ma il viso quasi completamente scoperto. Ricorrono estensivamente alla cosmesi, con rimedi naturali, sia a scopi decorativi che per proteggere la pelle del sole, dimostrando una fitta creatività, tra ricami e linee geometriche. Le giovani ragazze e le madri, mentre gli uomini si occupano di allevamento e commercio, hanno il compito di mantenere vive e salde le tradizioni. Non è però tutto, poiché il genere femminile ha estrema importanza nella popolazione Tuareg: oltre a godere di grande libertà, sono proprio le donne a detenere e gestire gli averi della propria famiglia, tanto che è proprio a loro che spetta il diritto di divorzio. L’importanza della donna si manifesta anche nella struttura della famiglia, dove si ha una gestione prettamente femminile, mentre la suddivisione della società avviene solitamente per caste. Accanto alla già citata religione islamica, i Tuareg mantengono la venerazioni per alcuni antichi miti, inoltre sono molto pratichi di artigianato, tra cui quello di splendidi gioielli.

Il movimento lungo il deserto avviene solitamente in piccoli gruppi, tramite l’ausilio dei dromedari, nonché di carovane per il trasporto delle tende e degli effetti personali delle famiglie. In genere, vengono seguite le rotte del commercio transahariano e dell’allevamento.

Particolarmente nota è l’usanza del tè nel deserto, una cerimonia con cui i Tuareg augurano buoni auspici ai loro ospiti o, in alternativa, ai viaggiatori che incontrano sulla loro strada. Secondo la tradizione, la cerimonia del tè serve per avvicinare le culture distanti, per rilassare dopo le fatiche del deserto e per stringere amicizie e alleanze. Ogni degustazione è dettata da tre portate di tè: il primo amaro, il secondo agrodolce, il terzo dolce e saporito. Insieme, queste bevande rappresentano i cicli dell’esistenza: morte, vita e amore.

5 giugno 2016
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