Si torna a parlare del trunking, una modalità di maltrattamento dei cani da tempo spacciata come leggenda metropolitana del Web, salita agli onori della cronaca per alcuni criminali colti con le mani nel sacco. O sarebbe meglio dire nel baule. Sì, perché il trunking è quella pratica che prevede la chiusura di due cani all’interno del bagagliaio di un’auto, finché uno dei due non muore stremato dai morsi dell’avversario.

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Come si è già avuto modo di spiegare in un articolo precedente, il trunking è la nuova frontiera dei combattimenti canini: gli animali vengono aizzati l’un l’altro a terra e poi rinchiusi nel baule di un’automobile. L’autoradio viene quindi alzata a tutto volume, così da non destare la preoccupazione dei passanti, e la vettura inizia a vagare senza meta per la città. Finito il combattimento, il corpo dell’animale deceduto viene abbandonato a lato della strada. La possibile esistenza del trunking è apparsa in Rete un paio di anni fa, tuttavia sono ancora in molti a credere si tratti soltanto di una leggenda metropolitana. La testata Dogster è voluta andare a fondo della questione, chiedendo informazioni a Randall Lockwood, vicepresidente senior del Forensic Sciences and Anti-Cruelty Projects dell’associazione animalista statunitense ASPCA.

Sebbene non particolarmente diffuso, il trunking sarebbe tutt’altro che una leggenda. Anzi, rischia addirittura di diventare una moda fra i malintenzionati, data la rilevanza che acquista di giorno in giorno sui social network. Così spiega l’esperto:

Abbiamo ricevuto alcune segnalazioni di trunking. Abbiamo ricevuto report recenti dal Texas, alcuni dal New Jersey e dal Missouri, ma sembra essere un fenomeno relativamente isolato. Sfortunatamente è uno di quei fatti che diventano virali sulla Rete, di cui gli idioti sentono parlare e di cui si pensa “può essere interessante da provare”.

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Il trunking quindi esiste, le segnalazioni alle associazioni animaliste non possono di certo essere palesemente false. E proprio la Rete ha contribuito al diffondersi di una tanta macrabra violenza, probabilmente nata davvero come una leggenda metropolitana o un fatto di fantasia, tuttavia portata alla realtà per mano di proprietari senza alcuni scrupoli. Chissà che l’esplicitazione sui media non ne faccia da deterrente, anche solo in termini di popolarità. Molti malintenzionati sarebbero infatti inclini a rinunciarvi, pur di non essere colti sul fatto dalla videocamera indiscreta di una troupe televisiva.

23 maggio 2013
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Paola Ballanti, venerdì 24 maggio 2013 alle0:15 ha scritto: rispondi »

uNA BIECA DIMOSTRAZIONE DI CRUDELE INCIVILTà!

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