La scure di Trump si abbatte sull’EPA e nello specifico sui fondi destinati all’Environmental Protection Agency. L’Agenzia per l’ambiente statunitense vede il suo budget per il nuovo anno ridotto del 29,6% e i suoi programmi più connessi al cambiamento climatico (emissioni CO2 e inquinamento) che si potrebbero eufemisticamente definire come “messi in secondo piano” in funzione di settori quali “Sicurezza interna”, “Difesa”, “Veterani” e “Trasporti”.

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Questa è l’analisi sulla pianificazione finanziaria dell’amministrazione Trump effettuata da Bloomberg, che ha tirato le somme di quello che sarà il “giro di vite” imposto dal neo presidente USA alle agenzie governative. Altri pesanti tagli sono quelli previsti per l’agricoltura, che vede i suoi fondi ridursi del -29%, e per l’istruzione (13,6%).

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Tagli che non sorprendono più di tanto, soprattutto alla luce di quelle che sono state le nomine di Trump ai vertici delle agenzie. Tra le più eclatanti quella di Scott Pruitt all’Environmental Protection Agency: il nuovo capo dell’EPA è un avvocato da sempre impegnato nel sostenere il negazionismo climatico.

Appena una settimana fa lo stesso Pruitt (leader delle lotte anti aborto, unioni gay e contro la stessa EPA che ora rappresenta) ha rilasciato pesanti dichiarazioni, negando in sostanza qualsiasi responsabilità delle emissioni di CO2 sui cambiamenti climatici:

Credo che misurare con precisione l’impatto dell’attività degli uomini sul clima sia qualcosa di molto difficile. Sul livello di questo impatto mi sembra che esista un immenso disaccordo, io direi che le emissioni di CO2 non incidono, non sono d’accordo che si tratti di un fattore primario nel riscaldamento globale.

20 marzo 2017
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