Un chilo di prodotti dell’agricoltura biologica su dieci in Italia è falso. Sembra incredibile ma non lo è affatto alla luce della maxi operazione antifrode della Guardia di Finanza di Verona che ha scoperto una colossale truffa ai danni dei consumatori messa in atto da sette individui di Verona, Ferrara, Pesaro, Urbino e Foggia. Sono stati arrestati con le accuse di frode in commercio, associazione per delinquere, falso materiale ed emissione di fatture inesistenti. L’indagine è stata denominata “Gatto con gli stivali“, per mettere in luce la furbizia degli indagati nel far passare per biologico un’enorme quantità di alimenti che non lo erano.

Si tratta di oltre 700 mila tonnellate di prodotti commercializzati dal 2007 a oggi con etichetta, e prezzi, bio ma che in realtà erano cibo normalissimo proveniente da agricoltura non biologica italiana o straniera. Secondo i calcoli della Guardia di Finanza il giro d’affari degli arrestati era pari al 10% del mercato biologico italiano. I sette sono accusati anche di aver emesso 200 milioni di fatture false per operazioni inesistenti mentre la merce sequestrata ammonta a 2.500 tonnellate tra frumento, frutta fresca, favino, soia e farine varie.

Tra gli arrestati ci sono sia titolari di aziende agricole falsamente biologiche sia un dipendente di un ente di certificazione alimentare che, secondo la Finanza, aiutava i primi a mettere le carte in regola.

L’unica buona notizia di questa vicenda, che fa purtroppo una pessima pubblicità all’agricoltura biologica italiana da anni in forte crescita, è il fatto che i prodotti messi in commercio da questa organizzazione non sono pericolosi per la salute: erano dei normalissimi alimenti, tali e quali a quelli che si trovano sugli scaffali di qualunque bottega o supermercato italiano.

Alla Guardia di Finanza sono andati i complimenti e i ringraziamenti di Legambiente, che ha commentato la notizia parlando di “indagine fondamentale”:

L’attività d’indagine svolta dalle forze dell’ordine nel comparto agroalimentare è fondamentale per garantire ai cittadini la sicurezza e la tutela dalle frodi che si stanno presentando con sempre più frequenza, soprattutto riguardo ai prodotti di qualità, come il biologico e il made in italy e alla Guardia di finanza va il nostro plauso per il costante lavoro di controllo che svolge

6 dicembre 2011
I vostri commenti
Sabrina, lunedì 17 marzo 2014 alle9:38 ha scritto: rispondi »

Perché non si fanno mai i nomi dei truffatori? Come facciamo noi consumatori a scegliere il vero biologico? Mi pongo spesso questa domanda perché trovo gli stessi prodotti a prezzo differente e mi chiedo se dipenda dalla filiera o dalla qualità del prodotto che obbliga il coltivatore a richiedere un più alto prezzo di partenza.

agricoltore , sabato 28 settembre 2013 alle13:13 ha scritto: rispondi »

salve , sono un produttore di ortaggi della zona di foggia , posso assicurare che noi agricoltori rispettiamo cio che coltiviamo , un consiglio , chi non rispetta il lavoro dell agricoltore e dei consumatori / distruggendo il lavoro e l occupazione e l indotto / e la POLITICA ITALIANA , vi dico anche il perche , se ci fosse l ETICHETTATURA OBBLIGATORIA con sanzione serie con UN deterrente vero e proprio, tanti furbetti, non ci sarebbero e se ci fossero dovevano ben guardarsi le spalle , oggi invece chi truffa si fa i soldi e se ne escono a taralli e vino , con semplici denuncie , SALUTO ALE PERSONE CHE GIORNALMENTE FANNO IL PROPRIO DOVERE NEI CONTROLLI NELL ARGINARE QUESTI TRUFFATORI, riflessione a noi cittadini a chi facciamo amministrare i nostri SOLDI E LA SALUTE , CIAO

Pevere Ezio, giovedì 17 maggio 2012 alle15:15 ha scritto: rispondi »

E' un nostro diritto conoscere i nomi di queste aziende, per poterci tutelare come consumatori e cittadini. Io compro regolarmente prodotti biologici, spendendo anche di più, per la salute  mia e della mia famiglia.

R Pinton-AssoBio, sabato 17 dicembre 2011 alle9:32 ha scritto: rispondi »

Dall’esame di tutti i documenti che interessavano le ditte coinvolte si è accertato che il volume di prodotti con falsa certificazione biologica è meno del 2,5% di quello prospettato dalla GdF, che si riferisce all’intera quantità registrata dalle ditte indagate, che risulta perdipiù frutto anche di fatturazione fittizia: non a caso agli arrestati vengono addebitati i reati di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture e altri documenti inesistenti, la dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici e l’emissione di fatture per operazioni inesistenti.   Anche il valore dei prodotti accompagnati da certificati falsificati è nettamente inferiore a quello stimato la settimana scorsa: applicando le quotazioni di mercato odierne, arriviamo a fatica a 5 milioni di Euro (contro i 220 milioni di cui s’era parlato: anch’essi sono riferiti al volume d’affari complessivo delle società coinvolte, sempre gonfiato da  operazioni inesistenti).   È stato anche accertato che la frode si è protratta da ottobre 2007 ad agosto 2008 e ha riguardato esclusivamente orzo, mais e soia per mangimi, girasole, farro, 2 partite di frumento e delle mele da purea.   Il perimetro della frode (che innegabilmente c'è stata, ma si palesa più come “frode fiscale” che come “frode biologica”), va assai ridimensionato.   Ciò non basta a rasserenare le 47.658  aziende perbene e le oltre 300.000 persone che lavorano nel settore biologico italiano (che sono parte lesa e attraverso le loro organizzazioni stanno costituendosi parte civile nel processo), ma dà almeno la dimensione corretta.

Veronicascolari, mercoledì 7 dicembre 2011 alle22:52 ha scritto: rispondi »

GIUSTO I NOMI?

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